Chi paga i partiti

 
I milioni di Forza Italia a Dc, Mussolini e De Gregorio. I fondi ai ministri di Prodi. Le lobby trasversali e le coop. Tutta la politica euro per euro
 
Alla faccia della gratitudine. Il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani alla vigilia della storica decisione sulla cessione di Alitalia se ne è uscito con un sorprendente assist alla compagnia Air France concorrente dell’abruzzese volante Carlo Toto: "L’italianità non è indispensabile". Ci deve essere rimasto davvero male il patron di Air One ripensando a quel bell’assegno da 40 mila euro staccato a favore del futuro ministro durante la campagna elettorale del 2006. Sperava di aver trovato in Bersani un paladino dei suoi interessi imprenditoriali, ne ha ricavato invece una cocente delusione.

Ben diverso il comportamento di Roberto Ulivi, deputato di An, farmacista di professione, che ha incassato 10 mila euro proprio dalla Federazione nazionale dei titolari di farmacie (Federfarma) e altri 8 mila dalle associazioni territoriali di Firenze e Pistoia. Lui in difesa della categoria che lo aveva finanziato si è battuto come un leone, con interrogazioni e interventi contro le liberalizzazioni avviate dallo stesso Bersani per consentire la vendita di medicinali nei supermercati. "Ma quale liberalizzazione, questa è una cambiale pagata alla grande distribuzione", ha tuonato Ulivi, "in modo particolare alle Coop". Sospetti esagerati? Sta di fatto che proprio dalle cooperative Bersani riceve altri lauti finanziamenti: 35 mila euro dalla bolognese Manutencoop e 49 mila dal Consorzio nazionale servizi, sempre di Bologna.

Ecco le sorprese che spuntano sfogliando la documentazione relativa ai finanziamenti concessi da privati e aziende a uomini politici e partiti dal primo gennaio del 2006 a oggi, compresi quelli per la campagna elettorale di due anni fa. Esaminando queste carte è possibile ricostruire una mappa dei legami tra politici e imprenditori e comprendere meglio quali lobby si muovono talvolta dietro le scelte legislative e di governo. Non solo: quell’archivio di sigle e numeri custodito con tanta riservatezza dagli uffici del Parlamento (che non ne rilascia copia informatica a nessuno) aiuta a capire meglio anche i rapporti economici che corrono tra le diverse forze politiche.

 
Forza nani
Il tesoro che i partiti italiani si spartiscono è rappresentato anzitutto dalla pioggia dei rimborsi elettorali, introdotti nonostante il 90 per cento degli italiani, con il referendum del 1993, si sia dichiarato contrario al finanziamento pubblico dei partiti. Partecipa all’abbuffata solo chi ha superato la soglia dell’1 per cento alle elezioni e riceve un rimborso proporzionale ai voti ricevuti: 1 euro per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali. Complessivamente fanno 50 milioni di euro all’anno per la Camera e altrettanti per il Senato. Una legislatura costa circa 500 milioni di euro.

E chi non ha partecipato con il proprio simbolo alle elezioni, dissolvendosi magari in liste più ampie per superare le soglie di sbarramento? Come si finanziano questi piccoli partiti? Ci pensano i grandi. Emblematico il caso di Forza Italia, che negli ultimi due anni ha foraggiato Azione sociale, il movimento fondato da Alessandra Mussolini nel 2004, dopo che Fini aveva definito il nonno Benito "il male assoluto del XX secolo". In due anni la Mussolini ha avuto dal Cavaliere ben 673 mila euro.

Non basta: il partito di Berlusconi ha finanziato anche la Democrazia cristiana di Gianfranco Rotondi (220 mila euro); la Federazione dei Verdi Verdi (130 mila) apparentata alla Casa delle libertà per togliere voti agli ambientalisti di Alfonso Pecoraro Scanio; il Nuovo Psi di Gianni De Michelis (2 milioni di euro); il Partito repubblicano di Francesco Nucara (90 mila euro); i Riformatori liberali di Benedetto Della Vedova (450 mila) e gli Italiani nel mondo (700 mila euro). Il movimento del senatore Sergio De Gregorio, eletto con l’Italia dei valori di Di Pietro, è passato al centrodestra con in mano un contratto nel quale Forza Italia si impegnava a fornire sostegno economico.

I big spender
In questo clima da campagna acquisti è inevitabile che qualcuno maligni di fronte al  contributo versato al partito di Lamberto Dini da un amico di Paolo Berlusconi. Si chiama Davide Cincotti e la scorsa estate era ospite nella villa del Berluschino in Costa Smeralda. Quando in autunno Dini inizia a flirtare con il Cavaliere in vista dell’approdo nel centrodestra, improvvisamente Cincotti scopre la sua passione per Rinnovamento Italiano. Al partito di Dini questo imprenditore di Battipaglia con interessi in Sardegna, dove sta per costruire un porticciolo alla Maddalena, tra dicembre e gennaio versa ben 295 mila euro. Niente male se si pensa che nella classifica dei donatori-imprenditori Cincotti è battuto solo da Giovanni Arvedi, il re dell’acciaio cremonese che ha donato a Fi 300 mila euro nel novembre scorso. E che ora annuncia a ‘L’espresso’: "Ho appena versato altri 300 mila euro al Partito democratico per essere equidistante".

Lobby inossidabile
Gli imprenditori dell’acciaio sono poco popolari nel Paese per la dura condizione delle fabbriche e i frequenti incidenti sul lavoro, ma sono amatissimi nel Palazzo dove cercano una sponda in entrambi gli schieramenti. La piemontese Tubosider e la ligure Transider hanno finanziato Fi rispettivamente con 50 mila e 75 mila euro, Umberto Bossi ha ricevuto un piccolo contributo dalla Oiki di Parma, mentre il gruppo Riva, mediante le due controllate Riva Fire e Ilva, ha dato a Forza Italia ben 245 mila euro e altri 98 mila al solito Bersani. Il ministro dello Sviluppo economico è un asso pigliatutto: per la campagna elettorale del 2006 da solo ha collezionato oltre 480 mila euro di contributi. Più del doppio di Marco Minniti, altra star del partito, che ha avuto come primo finanziatore la società Leat del gruppo Vitrociset con 50 mila euro.

Finanziatori bipartisan
L’associazione di categoria Federacciai è "attentissima", come recita lo statuto, "a promuovere le politiche economiche volte a risolvere le criticità del settore" e per questo ha finanziato ecumenicamente quasi tutti gli ultimi titolari del dicastero delle Attività produttive (che prima si chiamava Industria e ora Sviluppo economico). A Bersani ha dato 50 mila euro; stessa cifra all’ex viceministro di destra Adolfo Urso, mentre al predecessore di entrambi, Enrico Letta, ora sottosegretario a Palazzo Chigi, sono andati 30 mila euro.

Altro assertore della tattica dell”equivicinanza’ è Carlo Toto: il patron di Air One sa bene che per volare sicuro c’è bisogno di oliare sia l’ala sinistra che quella destra. Così, dopo avere finanziato Bersani, Minniti (30 mila euro) e il dipietrista Egidio Pedrini (5 mila) ha pensato bene di mettersi al sicuro anche con Fi, alla quale ha elargito 50 mila euro. Cifre più modeste, ma identica filosofia, per l’associazione dei produttori delle macchine utensili Ucimu (5 mila a Bersani, altrettanti a Urso) e per il Comitato nazionale caccia e natura, che finanzia Bersani con 15 mila euro ma non dimentica il solito Urso (12 mila) e nemmeno il berlusconiano Carlo Giovanardi, destinatario di altri 5 mila euro.

Finanziatori faziosi
Chi non teme di lasciare trasparire le proprie simpatie sono invece i farmacisti di Federfarma: oltre a Ulivi di An finanziano infatti anche Guido Crosetto di Fi (5 mila) e Maurizio Gasparri di An (10 mila). Al massimo i farmacisti si spingono ad aiutare (con 5 mila euro) un moderato di centrosinistra come Giuseppe Astorre dell’Idv. Decisamente orientato a sinistra invece il gruppo immobiliare Romeo. La società che ha gestito buona parte delle cartolarizzazioni delle case pubbliche e che ha vinto la maxi gara per tappare le buche stradali di Roma, predilige gli ex diessini, da Gianni Cuperlo a Umberto Ranieri, e Silvio Sircana, il portavoce di Romano Prodi. La cifra non è da capogiro, appena 5 mila euro a testa, e diventa ancora più piccina se confrontata con quella stanziata da FrancescoGaetano Caltagirone, costruttore ed editore del ‘Messaggero’, che riserva le sue elargizioni esclusivamente all’Udc, il partito di Pier Ferdinando Casini, marito della figlia Azzurra.

 
In due anni la famiglia Caltagirone ha regalato alla creatura del leader centrista 900 mila euro, frazionando i versamenti in nove tranche da 100 mila. Hanno contribuito nell’ordine Francesco, Gaetano, Francesco Gaetano e la moglie Luisa Farinon più cinque società del gruppo. Una potenza di fuoco che l’ex compagno di partito, Marco Follini, si sogna. Anche se pure lui ha un immobiliarista nella manica: il gruppo Statuto, mediante la società Colli Aminei ha donato al transfuga dall’Udc al Pd ben 70 mila euro.

Finanziatori organici
Ci sono poi gli imprenditori e i professionisti prestati alla politica che foraggiano il proprio partito. Il secondo finanziatore dell’Udc è per esempio l’europarlamentare Vito Bonsignore. Democristiano di lungo corso, poi imprenditore con il pallino delle autostrade, Bonsignore ha versato 220 mila euro all’Udc del Lazio e del Piemonte, più altri 250 mila nelle casse nazionali mediante la sua finanziaria Mec, che ha pagato anche i voli del suo padrone politico: dal primo febbraio al 31 dicembre del 2007 Bonsignore ha totalizzato voli per 200 mila euro, poco meno di mille euro al giorno.

Altrettanto munifica è stata la radicale Cecilia Maria Angioletti, commercialista e amministratrice delle società del partito che ha versato 121 mila euro alla Rosa nel pugno e altri 236 mila alla Lista Pannella. L’associazione Iniziativa subalpina dell’avvocato Michele Vietti ha finanziato l’Udc piemontese con 159 mila euro, mentre l’avvocato Angelo Piazza ha pagato 142 mila euro al suo partito, lo Sdi. L’imprenditore Sergio Abramo, ex sindaco di Catanzaro per Forza Italia e candidato alla presidenza della Regione senza successo, ha versato a Fi 50 mila euro mediante la società di famiglia Sqa. Generoso si rivela pure Giuseppe Mussari, presidente del Monte Paschi di Siena, diessino di lungo corso e finanziatore dei Ds cittadini con 160 mila euro.

Contributi off shore
La palma del finanziamento più misterioso spetta invece a Maurizio Gasparri. L’ex ministro delle Comunicazioni nell’ultima campagna elettorale ha dichiarato un introito dalla Svizzera di 19 mila e 900 euro dalla società Satyricon Services. "È un versamento della società telefonica israeliana Telit", spiega Gasparri che aggiunge: "Sono in ottimi rapporti con loro e mi hanno anche nominato nel board. Non conosco la Satyricon, ma penso l’abbiano usata per logiche interne al gruppo". Tra i finanziatori di Gasparri si contano pure gli amici Alessandro Iachia e Maurizio Momi, produttori di una fiction per la Rai dal titolo politicamente coerente: ‘La fiamma nel ghiaccio’.

Il suo collega Ignazio La Russa invece ne ha avuti 15 mila da Tosinvest. Anche l’Udc ha un finanziatore misterioso: la lussemburghese Energex Engineering. Nel 2006 ha speso 77 mila euro per mettere a disposizione dell’Udc voli gratis. E nel 2002 ne aveva pagati altri 251 mila per la stessa causale. L’ufficio stampa del partito non sa chi sia il padrone di questa società né chi abbia usato i suoi servigi.

Tutte le Autostrade portano a Roma
Le società più generose sono le concessionarie autostradali
. I manager non dimenticano che il futuro dei loro bilanci dipende dalle tariffe che saranno fissate tra qualche anno, quando magari al governo potrebbe esserci chi oggi è all’opposizione. Per questo l’approccio alla politica è assolutamente bipartisan. Autostrade del gruppo Benetton ha finanziato con 150 mila euro ciascuno Margherita, Ds, Fi, An, Udc, Lega e persino il Comitato per Prodi 2006, mentre Mastella si è dovuto accontentare di 50 mila. Per non essere da meno il concorrente dei Benetton, Marcellino Gavio, ha finanziato con diverse società del suo gruppo sia Prodi (100 mila euro), sia Forza Italia (50 mila euro) senza trascurare l’Udc: 100 mila euro.

Diamoci all’ippica
Un’altra lobby molto potente e ricca è quella dei pronostici e delle scommesse. Anche se i finanziamenti ai politici dichiarati in Parlamento sono esigui. Per quanto riguarda l’ippica, la Snai finanzia con 10 mila euro l’Udc e con 150 mila euro la Margherita. Una brusca caduta di stile si registra invece esaminando la lista dei finanziatori per la campagna 2006 compilata dal ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro, destinatario di un versamento di 10 mila euro da parte della Torinese corse cavalli. Dov’è il problema? Nel fatto che la società ippica ha tra i suoi soci i familiari di Guido Melzi d’Eril, nell’autunno 2006 nominato dallo stesso ministro commissario straordinario dell’Unire, l’Unione nazionale per l’incremento delle razze equine.

 
Udeur a sorpresa
Tra i finanziatori di Clemente Mastella spicca Diego Della Valle, che ha dato 150 mila euro al suo amico di Ceppaloni. A dire il vero, dopo un’iniziale incertezza tra Diego e Andrea, il contributo è stato registrato a nome del fratello. Della Valle ha finanziato praticamente tutto il centro, versando 150 mila euro anche a Margherita e Udc. Mastella ha ricevuto anche due finanziamenti inattesi. Il primo viene dalla Mec del solito Vito Bonsignore (50 mila euro), europarlamentare Udc. Il secondo dalla Romed spa di Carlo De Benedetti: l’editore di questo giornale ha donato, a titolo personale, 25 mila euro al leader Udeur. Due sono invece i finanziatori che spiccano tra i pochi dichiarati da Antonio Di Pietro per la sua Idv: la Media Cisco srl (15 mila euro) di Pierino Tulli e i 40 mila euro dell’ex presidente del Treviso calcio, Ettore Setten.

Interessi Radicali
Piccolo giallo per un finanziamento del 2006 alla Rosa nel pugno dall’associazione Luca Coscioni. Che ci fa l’organismo che dovrebbe battersi per la libertà della ricerca scientifica tra i finanziatori dei partiti? La spiegazione sta inun prestito di un milione e mezzo di euro chiesto due anni fa da Emma Bonino e Marco Pannella all’amico americano George Soros per fondare la Rosa nel pugno. Il magnate e filantropo divise a metà il prestito tra l’associazione Coscioni e i Radicali italiani. Entrambi inoltrarono alla Rosa nel pugno due contributi da 650 mila euro. Soldi tornati indietro nei mesi successivi con gli interessi quando, incassati i rimborsi elettorali, la Rosa nel pugno ha rimpinguato i bilanci dell’universo pannelliano riversando denaro non solo alla Coscioni e ai Radicali italiani (500 mila euro ciascuno), ma anche al Partito radicale (100 mila) e al Partito radicale transnazionale (572 mila).

 
 
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