Rifiuti, arrestati 25 funzionari

 
Le accuse: traffico illecito di rifiuti, falso, truffa e associazione a delinquere. Il sottosegretario: "Ho un obiettivo preciso: sputtanare i tecnici dell’Ambiente"
 
Terremoto al vertice del Commissariato per l’emergenza rifiuti in Campania. Venticinque persone, tra cui funzionari e dipendenti del commissariato, agli arresti domiciliari. Una ordinanza notificata a una dei vice di Bertolaso. Un avviso di garanzia inviato al prefetto di Napoli. Accuse che vanno dal traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato, fino all’associazione a delinquere. Poi intercettazioni telefoniche, con frasi a dir poco imbarazzanti dello stesso Bertolaso (non coinvolto nell’inchiesta). Sono i risultati clamorosi di una operazione dei carabinieri del Noe denominata "Rompiballe", un termine mutuato dall’espressione utilizzata in una intercettazione telefonica.

"Senti me, allora passiamo con l’operazione rompiballe", diceva il 21 aprile dello scorso anno il responsabile dell’impianto cdr di Santa Maria Capua Vetere Pasquale Moschella a Ernesto Picarone, responsabile ambiente e ingegneria di Fibe e Fisia Italimpianti. I due parlavano della discarica in località Lo Uttaro, in provincia di Caserta. Tra le accuse, infatti, c’è quella di aver consentito in alcune occasioni che le balle di spazzatura, teoricamente rifiuti trattati e resi così idonei allo smaltimento in un termovalorizzatore, venissero aperte, e il contenuto inviato in discarica.

Sono circa 650 le pagine dell’ordinanza di custodia emessa dal gip Rosanna Saraceno, su richiesta del procuratore aggiunto Aldo De Chiara e dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo. Si tratta degli stessi magistrati che hanno indagato sui presunti illeciti contestati nei mesi scorsi al governatore della Campania Antonio Bassolino e ai vertici dell’Impregilo, tutti già a giudizio. Proprio il "monitoraggio" sulle attività del Commissariato dopo la gestione Bassolino ha portato ai nuovi provvedimenti. Un colpo inferto anche alla "squadra" dell’ex commissario e attuale sottosegretario Guido Bertolaso. I titolari dell’inchiesta hanno escluso le voci su una presunta iscrizione nel registro degli indagati dello stesso sottosegretario, anche se le intercettazioni che lo riguardano, qualche imbarazzo lo suscitano.

"Tu fai tutto quello che può essere utile, che può servire…io ho un obiettivo preciso: sputtanare i tecnici del ministero dell’Ambiente", dice Bertolaso al suo vice Marta Di Gennaro, in una telefonata del 17 maggio del 2007, quando era Commissario per l’emergenza riifiuti. L’intercettazione è nel capitolo dedicato allo scontro sulla discarica di Serre Macchia Soprana e denuncia in pieno i dissapori con il ministero
dell’Ambiente, retto allora da Alfonso Pecoraro Scanio, sul sito da destinare a discarica nel salernitano. Ma in particolare è significativa la data: si tratta del giorno prima di quello in cui partì la lettera in cui Bertolaso annunciava a Prodi le sue dimissioni da commissario. Dimissioni poi rientrate per un mese e mezzo ma confermate nell’ordinanza con cui il 6 luglio del 2007 il governo nominò il prefetto di Napoli Alessandro Pansa commissario.

In una seconda telefonata con la Di Gennaro, due ore dopo, Bertolaso torna nuovamente sulla vicenda di Macchia Soprana, ribadendo quale fosse il suo pensiero sulla discarica che poi alla fine è stata realizzata. "A me di Macchia Soprana non me ne frega un c…e non la faremo mai probabilmente…mentre invece a me mi serve Valle della Masseria sabato prossimo quando chiudiamo Villaricca".

Dai capi d’accusa emerge "un sistema imperniato su una attività di lavorazione dei rifiuti assolutamente fittizia". I rifiuti che uscivano imballati dai cdr presentavano, secondo i magistrati, "identiche caratteristiche fisico-chimiche" rispetto alla spazzatura d’origine. Dall’inchiesta viene fuori inoltre che la frazione umida dei rifiuti non sarebbe stata sottoposta ad alcun trattamento di "stabilizzazione", procedura necessaria a eliminare i cattivi odori e a "igienizzare" la spazzatura. In pratica si sarebbero persi tempo e denaro per produrre "finte" ecoballe, che in realtà sarebbero state solo spazzatura impacchettata.

Una indagine basata in particolare su intercettazioni telefoniche, dalle quali si evince che in talune circostanze sono state illecitamente smaltite in discarica proprio le cosiddette ecoballe: l’involucro plastico veniva lacerato, e camion e trattori passavano più volte sul contenuto, al fine di far apparire il tutto come "un mero scarto composto da inerti" e dunque formalmente autorizzato per finire in una discarica. Il tutto avveniva alla luce del sole, sul piazzale degli impianti per la produzione del cdr.

Poi ci sono le analisi false, fatte per "accompagnare" questi rifiuti nei siti di smaltimento. Per gli inquirenti si era instaurata una "consolidata e articolata rete di complicità all’interno della struttura commissariale" da parte di pubblici funzionari e dipendenti che violavano "i precisi compiti di vigilanza sulle attività di lavorazione dei rifiuti affidata alle società Fibe e Fisia", dando direttive che di fatto violavano le ordinanze commissariali. Il tutto "con l’assoluta complicità di dipendenti e collaboratori" di Fibe e Fisia, che determinava una realtà "di mancata lavorazione dei rifiuti, falsa qualificazione degli stessi e illecito smaltimento nelle discariche, con grave pregiudizio per l’ambiente e la salute pubblica".

Al centro dell’inchiesta anche le irregolarità riscontrate nel trasferimento sui treni diretti in Germania dei rifiuti campani. L’elenco degli indagati agli arresti domiciliari comprende, tra gli altri, Marta De Gennaro, responsabile del settore sanitario del Dipartimento della Protezione civile e già vice di Guido Bertolaso quando l’attuale sottosegretario era commissario ai rifiuti i responsabili dei sette impianti di Cdr in Campania, l’ad Roberto Cetera e il direttore tecnico Lorenzo Miracle dell’Ecolog, l’azienda incaricata dei trasporti in Germania e il maresciallo dei carabinieri, Rocco De Frenza, distaccato presso la protezione civile.

L’avviso di garanzia al prefetto Alessandro Pansa si riferisce a una ordinanza del 18 dicembre dello scorso anno, con la quale si stabiliva l’opportunità di regolare le prestazioni che doveva effettuare la Fibe e in cui si sarebbe omesso di indicare che la Fibe era interdetta dal trattare con la pubblica amministrazione.

L’accusa di associazione a delinquere è contestata a 24 dei 25 indagati nell’inchiesta della Procura di Napoli sulle irregolarità nello smaltimento rifiuti. L’unica a cui non è contestato è Giuseppina Mazza, dipendente della Regione Campania addetta l’ufficio ambientale di Caserta.

 

Ecco l’elenco dei 25:

Marta Di Gennaro, responsabile del settore sanitario della Protezione civile, in passato il vice di Bertolaso all’epoca in cui era stato commissario straordinario per l’emergenza rifiuti
Lorenzo Miracle, direttore tecnico Ecolog, l’azienda che organizza il trasporto dei rifiuti in treno verso la Germania
Roberto Cetera, amministratore delegato Ecolog
Massimo Malvagna, amministratore delegato Fibe spa
Andrea Orazio Monaco, capo impianto Cdr, combustibile derivato da rifiuti, presso l’impianto Caivano
Sergio Asprone, responsabile gestione impianti Fibe
Elpidio Angelino, capo impianto Cdr Giugliano (Napoli)
Silvio Astronomo, capo impianto Cdr Casalduni (Benevento)
Pasquale Moschella,
capo impianto Cdr Santa Maria Capua a Vetere (Caserta)
Giuseppina Marra, funzionario Provincia di Caserta
Alessandro Di Giacomo, capo impianto Cdr di Pianodardine (Avellino)
Ernesto Picarone, responsabile ambiente ingegneria di Fibe e Fisia-Italimpianti
Domenico Ruggiero, capo impianto Cdr di Battipaglia (Salerno)
Giovanni De Laurentiis, responsabile operatore Fisia-Italimpianti
Angelo Pelliccia, dirigente Fibe e Fibe Campania
Leonello Serva, ex Commissariato, oggi dipendente dell’Apat, agenzia per la protezione dell’ambiente
Filippo Rallo, responsabile per i Cdr Campania della Fisia
Massimo Cortese, responsabile gestione dei Cdr campani
Giuseppe Sorace, tecnico del commissariato ai rifiuti e responsabile unico del procedimento per il termovalorizzatore di Acerra

Michele Greco, dirigente della Regione Campania, già dipendente della Protezione civile
Dino Di Battista, responsabile discariche e siti stoccaggio Fibe
Giuseppe Iavazzo, ufficio flussi del Commissariato
Vito Fimiani, già responsabile del Cdr Giugliano
Fabio Mazzaglia, chimico
Rocco De Frenza, maresciallo dei carabinieri, distaccato presso la Protezione civile

Articolo da Repubblica del 27 maggio 2008

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