Il maxiprocesso Spartacus e il silenzio della stampa

 
30 setembre 2005
 
Quasi una settimana fa si è chiuso il secondo maxi processo italiano: Spartacus I, nel silenzio e nell’indifferenza più totale della comunicazione giornalistica italiana. Spartacus ha giudicato e condannato gran parte del clan dei casalesi che fanno riferimento al temuto boss Francesco “Sandokan” Schiavone. Il clan dei casalesi è indicato dalle menti illuminate della commissione antimafia (leggi Lumia) come uno dei più potenti e pericolosi d’Europa.

I numeri che ci permettono di definire maxi processo Spartacus 1 sono i seguenti: dal momento del blitz alla lettura del verdetto passano ben 10 anni. Oltre 115 persone processate, 21 gli ergastoli, oltre 750 anni di galera inflitti. Un processo in cui è emerso anche un piano per uccidere il senatore Lorenzo Diana, come si può leggere nell’interrogazione parlamentare del 11 dicembre 2000, firmata da un nutrito gruppo di parlamentari.

I documenti della D.I.A. delineano il quadro con maggiore precisione: “L’operazione – avviata nel 1993 con lo scopo di aggredire i clan camorristici dominanti nella provincia di Caserta ed, in particolare, quello dei casalesi – ha consentito l’emissione di oltre 300 ordinanze di custodia cautelare in carcere nonché il sequestro e la confisca di beni per migliaia di miliardi di lire. Si è proceduto al sequestro di 199 fabbricati, 52 terreni, 14 società, 12 autovetture e 3 imbarcazioni per un valore complessivo di 354 miliardi di lire. Inoltre sono stati sequestrati beni mobili ed immobili, frutto di attività illecite, per un valore complessivo di circa 400 miliardi di lire. Tra gli arrestati figurano uomini politici, appartenenti alle Forze di Polizia, nonché imprenditori campani.

Le indagini hanno consentito di acquisire ulteriori elementi sulle attività illecite del sodalizio criminoso dei casalesi, operante nell’ hinterland casertano. Nel luglio del 1998 la D.I.A., in collaborazione con la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza di Caserta, ha dato esecuzione a 135 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti soggetti, tra cui figurano 20 appartenenti alla Guardia di Finanza, ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione, concussione, truffa aggravata ed altro. Tra le diverse tranche investigative, si rammenta, in particolare, quella denominata “Spartacus 3 – Omicidi”. Questa è stata attivata nel novembre del 1999 quale “filone” autonomo dell’operazione “Spartacus”, a seguito dello stralcio, operato dalla D.D.A. partenopea, con riguardo a circa 100 fatti omicidiari avvenuti nel corso degli anni ’80 e ‘90 in provincia di Caserta”.

La lettura della sentenza ha assolto la quasi totalità dei politici coinvolti e dei rappresentati delle forze dell’ordine. Anche se il verdetto lascia ampi margini di dubbi sulla condotta di tutti i soggetti coinvolti. Il clan dei casalesi ama il silenzio, e hanno fatto sì che durante tutto il processo non si facesse troppo rumore a livello nazionale in merito a quanto si stava dibattendo nel tribunale di S.Maria Capua Vetere. Il giorno della lettura del verdetto, il tribunale è stato blindato. Non c’era solo un’aula bunker, ma tutto il circondario del tribunale è stato trasformato in un gigantesco bunker: oltre 200 tra poliziotti e carabinieri, cani anti bomba, due elicotteri in volo continuo nei cieli.

Dopo un’ora di lettura della sentenza si è posto fine ad un processo lungo e sofferto che ha visto sfilare oltre 500 testimoni, per un totale di quasi 730 udienze. In conclusione un processo assolutamente garantista che, nello stesso giorno della cattura di Paolo di Lauro, segnava una vittoria importante dello Stato Italiano nella martoriata Terra di Lavoro.

Fino all’ultimo ci sono stati tentativi per fermare questo processo, soprattutto quello grave e indecente di appellarsi alla legge Cirami (legge varata dal governo Berlusconi) da parte di tutti i boss alla sbarra. Ecco a che cosa porta la sconsideratezza della politica svolta nei salotti romani che difende gli interessi di pochi, e non quelli di tutti i cittadini italiani. Possiamo mai incolpare i capo clan anche del fatto che si appellano ad una legge dello Stato Italiano? No, non credo proprio.

Forse, una volta tanto bisognerebbe condannare chi le propone certe leggi. Anche per questo si è voluto un profondo silenzio della stampa italiana. Immaginate cosa sarebbe successo se il Corriere della Sera o Repubblica avessero titolato “ Riina si appella alla Cirami?”. Ma al posto di Riina (nome famoso ormai) si sarebbe dovuto scrivere Schiavone o Bidognetti, ma chi sono se la stampa non sensibilizza l’opinione pubblica?
Leggiamo qualche passo della richiesta di due importanti imputati, Walter Schiavone e Vincenzo Zagaria, nell’appellarsi alla legge Cirami:

“CONTESTO AMBIENTALE. Intorno ai due imputati si è creato un clima che incide sulla libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo. A causa di un condizionamento costante dell’opinione pubblica. Dal 1998, data di inizio del processo, gli stessi giudici giudicano sempre per gli stessi imputati e per imputazioni simili tra loro.

IL DIRITTO ALLA DIGNITÀ. Walter Schiavone è detenuto nel carcere di Parma e per partecipare alle videoconferenze deve sottoporsi ad un’accurata perquisizione. Secondo i penalisti, si tratta di una violazione delle regole di dignità dato che l’imputato è costretto a denudarsi completamente.

LA FRETTA. Ci sono troppe forzature che non consentono il regolare svolgimento del procedimento, come quando nel maggio scorso il difensore fece l’arringa, senza la presenza dell’imputato arrivato in ritardo.

INTERVENTI PUBBLICI. I penalisti contestano l’accanimento sui due imputati e in generale sulla famiglia dei Casa lesi da parte di avvocati, magistrati, esponenti religiosi. Creando una aspettativa legittima di condanna nel cittadino.

IL LIBRO E LE MONOGRAFIE. Sono stati scritti libri e fatti seminari sul ruolo di Walter Schiavone e Vincenzo Zagaria nel clan dei Casalesi, dando per scontata la colpevolezza degli imputati nonostante si sia ancora al giudizio di primo grado.

IL CALENDARIO. La Dia nel 2004 ha fatto un calendario con il volto degli arresti eccellenti operati, tra i quali c’era anche Francesco Schiavone. Questo secondo i penalisti demonizzerebbe la sua figura.

LA PRESSIONE DEI MEDIA. Contestati i continui articoli, a volte "premonitori" non solo sui due imputati ma su tutta la famiglia dei Casalesi.

Non è uno scherzo quanto scritto sopra. La domanda è sempre la stessa: dove stava la Stampa? Chi ha provato a scrivere di questo, pochi colleghi coraggiosi (free lance della verità, senza un santo in qualche redazione), hanno subito ricevuto intimidazioni. Non si doveva sapere che la legge Cirami la possono invocare anche i camorristi.

Ma alla fine lo Stato ha vinto nei panni di zelanti e coraggiosi giudici, cancellieri, forze dell’ordine, operatori tutti che però non assurgono al ruolo di eroi pubblici, come accade per chi lotta la mafia. Non un solo nome direbbe niente a nessuno, eppure il giudice Cantone che vive da moltissimo tempo sotto scorta, è fondamentale alla pari di un Giovanni Falcone. Il silenzio che uccide è il silenzio colpevole di tutta la stampa.

La camorra di Terra di Lavoro è molto più insidiosa perché opera totalmente nell’ombra, con una forza che ha portato la sua espansione da un capo all’altro del globo: i primi a sbarcare nell’est Europa cosi come in Cina, fino a tenute e interessi economici in Brasile, Santo Domingo, Argentina. Dicevamo che nello stesso giorno della sentenza a Napoli veniva catturato Paolo Di Lauro. Il suo clan con la sola gestione della droga fatturava intorno ai 300.000 euro al giorno. Senza contare tutto il resto.

Se poi a questo aggiungiamo la presenza di un clan come quello dei casalesi che hanno interessi nei rifiuti, edilizia, droga, armi, prostituzione, abbiamo un giro di centinaia e centinaia di milioni di euro che non possono non essere visti come il primo e più prioritario problema che qualsiasi governo italiano deve affrontare.

I morti ammazzati a Napoli e Caserta non fanno più notizia: qualche riga sui principali quotidiani e basta! Metà nazione è nella morsa del crimine organizzato e nessuno dice niente. Anche l’arresto di un grosso boss come Di Lauro a Napoli è nei telegiornali la quinta o la sesta notizia.

Nel DOSSIER – Libro Bianco dei magistrati di S.Maria Capua Vetere è indicativo leggere quanto segue: “Ed invece l’impressione è che, a fronte della presunta ineliminabilità del fenomeno camorrista in provincia di Caserta, scarso rilievo debba essere dato ai fatti di sangue che pure accadono con la frequenza indicata. Ci si riferisce in particolare all’informazione nazionale, pubblica e privata, ormai dimentica della provincia di Caserta, sempre più abbandonata come fosse una periferia della realtà nazionale non più guaribile.

A testimonianza di ciò si richiamava, nel dossier già agli atti della Commissione settima del Csm del 12 marzo 2004, l’assoluta carenza di eco nazionale che ha interessato il duplice omicidio di due giovani, congiuntamente al ferimento di altri tre: fatto accaduto nella piazza di Villa Literno il 28.9.2003, verosimilmente per regolamenti di conti ascrivibili all’ambito camorristico, ma non per questo da far passare sotto silenzio, soprattutto se si tiene conto della giovane età delle vittime, delle modalità dell’agguato caratterizzato da un incredibile inseguimento, sotto gli occhi atterriti di inermi cittadini.

Altrettanto accadeva per l’omicidio di un dipendente del comune di Casapulla, assassinato nel proprio ufficio durante l’orario di lavoro per vicende di natura amministrativa. La situazione non è mutata!”
Dove è finito il giornalismo? Più volte ho ripetuto questa domanda nel corso di questo articolo, ma la camorra non è un accadimento sporadico, un attimo di folklore. Non si può parlare del più devastante fenomeno criminale soltanto in occasione di una guerra che semina morte dovunque e poi far passare sotto silenzio le tante altre quotidiane morti violente.

Spartacus I è stato anche il processo dei migliaia e migliaia di proiettili sparati nel corso di molti anni, di persone scomparse e di violenze feroci e inaudite. Di sangue sparso a quintali per le campagne e le strade dell’assolato Sud. Di cervelli e ossa spappolati sotto i colpi di mazze e martelli. Di minacce e intimidazioni a pentiti, collaboratori e testimoni. Di barbarie medievale negli anni 2000. Si parla molto nel mondo e in Italia di notizie censurate. Forse la camorra rientra in una di queste.
Ma proprio nessuno in qualche redazione dei grandi giornali nazionali ha un moto di sdegno per il proprio silenzio?

 
Sergio Nazzaro
 
 
 
P.S.: AUGURI REPUBBLICA ITALIANA
 
 
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