Senza scatole né latte Il rifiuto non c’è più

 

È esistito un tempo in cui i prodotti venivano venduti sfusi, avvolti ognuno in una sua carta specifica, carta paglia per la pasta, il pane, il riso, o carta da zucchero, di un bel colore azzurrino, che per molti anni servì anche a definire quella particolare tonalità di azzurro: color carta da zucchero. Era il tempo in cui le esigenze erano più piccoline, e non ci si vergognava a comprare dal tabaccaio una o due sigarette alla volta.

Un tempo più parco e meno folle, a cui ripensare come modello, in questi periodi di acquisti più oculati. Finalmente -sarà per la crisi economica o per la rinnovata coscienza ecologica?- abbiamo capito che la mole di rifiuti che produciamo è decisamente folle, e che i veri responsabili di un incremento così massiccio e di una politica del consumo tanto dissennata sono gli imballaggi. Il cammino verso uno smaltimento dei rifiuti differenziati passa necessariamente attraverso la riduzione di essi. Sono gli involucri, dalle buste in cellophane alle scatole, alle bottiglie alle "vaschette", ai contenitori di plastica, a pesare più di ogni altra cosa sulla quantità di rifiuti che produciamo ogni giorno. E a far lievitare sensibilmente il prezzo di qualsiasi prodotto.

Progetti all’insegna di "sfuso è bello" sono nati un po’ dappertutto, in Italia, dai detersivi alla pasta, alla frutta secca. Il problema è rappresentato dal rischio che tali apprezzabili iniziative restino casi isolati: un’inversione di tendenza in questo senso infatti è utile solamente se i cambiamenti di rotta avvengono su larga scala e a livello nazionale.

I problemi con cui ci si scontra sono essenzialmente quelli della pubblicità: le aziende, infatti, non di rado "remano contro". Se per i consumatori l’abolizione dell’involucro si traduce immediatamente in un doppio vantaggio, economico ed ecologico, lo stesso non si può dire per le aziende che confezionano il prodotto e che tendono a renderlo immediatamente riconoscibile: l’involucro che paghiamo caro a tutti i livelli, è anche un potente veicolo pubblicitario a bassissimo costo (e siamo noi a dovercene fare carico!).

Si potrebbe intervenire sul volume e sul colore, tanto per cominciare, tenendo presente che gli imballaggi più colorati sono anche i più inquinanti, anche se per catturare l’attenzione si fa a gara a usare tutta la gamma di colori disponibili inclusi i fluorescenti.

Certamente non si tratta di un’impresa facile, anche se tentativi in questo senso sono stati fatti un po’ dovunque: in Svezia ogni azienda ha dovuto organizzare un settore riservato esclusivamente all’abbassamento dei consumi energetici,e alla riduzione degli sprechi e degli imballaggi.

In Svizzera si sono mossi diversamente, attraverso una marca da bollo applicata sui sacchetti della spazzatura: si paga a seconda dei chili di rifiuto prodotti. Ai consumatori conviene quindi ridurre i rifiuti il più possibile per arrivare a ottimizzare la capienza del sacchetto, e questo ha portato alcune aziende a mettere in commercio confezioni più sottili e più facilmente deformabili.

In Inghilterra i corn-flakes hanno rinunciato alla classica scatola per essere venduti in sacchetti biodegradabili.

Con la campagna "Disimballiamoci" Legambiente ha dichiarato guerra a tutti gli imballi superflui che finiscono direttamente nel cestino della spazzatura, alcuni addirittura appena aperti, come le scatole che contengono maionese, detersivi, dentifrici, i cartoni che tengono insieme le scatolette di tonno, la confezione di plastica da sei bottiglie di plastica, o le vaschette per l’ insalata, la carne e mille altri prodotti. «L’idea è quella più semplice», dicono a Legambiente, «comprare sfuso, alla spina, un po’ per volta è senza esagerare e soprattutto senza sprecare plastica, lacci, scatole».

Alcuni alimenti e prodotti si possono acquistare alla spina, usando contenitori riciclabili che di volta in volta si portano a casa, si svuotano, si riempiono di nuovo. Mancano le confezioni imbellettate dalla pubblicità ma per il resto è conveniente, comodo e ecologico. Il consumatore trae due volte vantaggio da questo approccio: un risparmio economico (che va dal 20% al 70% del prezzo), e un risparmio virtuoso in termini di impatto ambientale, grazie all’uso ragionato e intelligente delle proprie facoltà di spesa e di scelta.

Pensateci prima di fare acquisti e mettete la vostra spesa nelle borse di tela invece che in quelle di quelle di plastica, rifiutate la miriade di buste e bustine che ogni negoziante distribuisce in quantità, tante cose entrano nella borsa, riflettete sul tempo che impiega la natura per smaltire certi rifiuti: 1.000 anni per smaltire un sacchetto di plastica, 450 per un pannolino, 5 per una gomma da masticare.

È necessario cercare di eliminare il superfluo, di riutilizzare per quanto possibile e trovare degli usi alternativi per i materiali. Per i detersivi è stato un vero successo e i progetti vanno avanti con Coop, Auchan e Crai.

In vendita sfusi anche pasta, latte, caffè, dentifricio e altro. Provate il prodotto e giudicate voi stessi.

Per finire un consiglio agli amanti dei "veggenti letterari": non dimenticate di rileggere "Le città invisibili" di Italo Calvino proprio a proposito dei rifiuti…è una lettura stupefacente!

I link:
www.osservatorionazionalerifiuti.it
www.legambientecampania.it
www.ministerosalute.it
www.ilterritorio.it
www.ciclodeirifiuti.regionemarche.it

Giovanna Nigi

Edito su L’Unità

 

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One comment

  1. eh ma il motivo per cui queste cose non decollano sono sempre e comunque gli interessi di chi vuole fare i soldi, in più ci si mette che siamo una societa pigra ( e tanto stupida!!!..), le confezioni tutte imballate piacciono prima a noi perche sono piu comode -.-"
    continuo nella mia convinzione ca simm propr sciem e ce vennimm per due soldi…

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