Villaggio globale

 
Berlusconi. La Lega. Il papa. La tv. Il bullismo. I rom. L’intolleranza. L’Italia di oggi vista dal grande comico. Colloquio con Paolo Villaggio
 
In alcune scuole medie quest’anno hanno suggerito ‘Il secondo tragico libro di Fantozzi’ come lettura per le vacanze. Fantozzi ha quarant’anni: esordì come ‘Fantocci’ a ‘Buona domenica’ nel 1968.
I libri di Fantozzi hanno venduto due milioni e mezzo di copie: più di Moravia, e forse del ‘Gattopardo’; i suoi film hanno incassato quanto una fabbrichetta del Nord-est. "Fantozzi è indicativo della situazione italiana oggi.", commenta Paolo Villaggio, ex flâneur-fancazzista da Riviera di Ponente, 75 anni a settembre.

Furio Colombo (Pd) ha evocato Fantozzi in Parlamento come la vittima sacrificale del parastato che quand’è sotto schiaffo ne fa oggetto di mobbing per lavarsi la coscienza. Il ministro Renato Brunetta (Pdl) vuole invece eliminare Fantozzi, le sue brache larghe, la radiolina e la ‘Gazzetta’ letta di nascosto nell’orario di lavoro…

Ma Fantozzi è l’unica vera maschera comica inventata in Italia dal dopoguerra: è il cognato, il vicino, il collega, non è mai chi lo cita. È come Arlecchino: il voltagabbana dai mille colori è sempre un altro. Dunque è come se Brunetta si fosse messo in testa di eliminare le albicocche o i fichi fioroni.

Allora Villaggio, cosa succede a Fantozzi? Dobbiamo lodarlo o siamo qui per seppellirlo?
"Brunetta non ce la farà mai. I fannulloni, frustrati, annoiati, pur di non far niente che tanto niente cambia, usano tattiche di guerriglia sperimentate e raffinate. È impossibile stanarli. Già quando uno è assunto, quelli che hanno 4 o 5 anni di ergastolo impiegatizio gli insegnano come agire. In ufficio ti fai una fidanzatina, una collega di classe inferiore che anche lei non sa che ci fa lì, la corteggi, lasci il posto di lavoro ma posi la giacca sulla sedia. Chiama il capo e lei: ‘C’è, ma è fuori stanza. Vedo la giacca’. Dopo un po’ il superiore, un fannullone pure lui, un frustrato, che non vuole rogne e noie, ha fatto la sua piccola carriera, cerca di non fare un cazzo, s’è scordato perché ti ha chiamato e lascia perdere. Milioni di animatori girano per le stanze: sono i barzellettieri, quelli che sanno il colmo di tutto, i depositari di luoghi comuni. Terribili. Altri dormono in archivio. Io scalavo un cornicione, attraversavo una fabbrica di bandiere, salivo in Lambretta e andavo al mare. Un unico rischio: che il superiore mi assaggiasse la pelle e scoprisse il salmastro…".

Sono passati 40 anni. Qualcosa sarà cambiato. O forse ha ragione Brunetta.
"La situazione è peggiorata. A quei tempi c’era fiducia in quella cultura: ho un lavoro, mi annoio, ma sono felice di questa condizione. Erano mansueti. Semmai si chiedevano come mai, pur con la macchina, la tv, le vacanze, qualcosa non quadrava: per esempio un Roma-Ostia in nove ore. La società dei consumi imponeva di esser soddisfatti, e se non lo erano si autoaccusavano. Pensavano di non essere all’altezza, di rappresentare un’anomalia. Leggendo i ‘Fantozzi’ si sono accorti che la colpa non era loro, ma della cultura in cui vivevano. Da qui l’enorme popolarità del personaggio".

E allora cos’è successo?
"Hanno tutti una malattia gravissima: la paura di essere invisibili, perché l’importante è apparire. Ed è impossibile stanarli. Si travestono tutti da giovani: hanno gli orecchini, i capelli all’insù, all’ingiù, gli anelli al naso, i calzoni strappati anche a 40 o 50 anni. E sono ancora esclusi e quindi più incazzati. Cominciano dall’infanzia: vedi il bullismo dei bambini in quinta elementare che picchiano i maestri, le bambine che graffiano le colleghe carine. Vedi la curva allo stadio. È inutile dire che sono dei teppisti. È gente comune, indistinguibile nel vestiario, nel parlare, è sparito l’italiano e si esprimono tutti in uno strano romanesco. Di loro si parla solo quando fanno casino, si scontrano negli autogrill. Quando vedono 5 mila poliziotti per fermarli sono contenti: fanno notizia, ci sono".

Una volta Fantozzi era ulivista.
"Sì, perché la sinistra gli garantiva di poter fare i fannulloni senza esser cacciati a bastonate, neanche se li fotografavano mentre saccheggiavano le valigie all’aeroporto. Ora la middle class, dopo aver sbaragliato la classe operaia, ha fagocitato anche Fantozzi. Ma è quella depressa, coccolata dalla televisione dove il consenso si ottiene abbassando via via il livello delle idee: vedi la fortuna di Celentano e Mike Bongiorno. Gli intellettuali da tv sono più sottili di ogni fascismo perché hanno ereditato dalla televisione l’autorità della loro mediocrità. I leghisti tipo Calderoli, o giù di lì, fanno impressione in questo senso: piccola mediocre ignorantissima borghesia. Fantozzi ha dunque il mito di Berlusconi che non è un intellettuale, è un fichista, un barzellettiere, è ricco; spera, Fantozzi, di andare anche lui nudo un giorno o l’altro sulla barca di Briatore, e se non ce la fa s’incazza. Vota Lega".

 
Appena dieci anni fa per Fantozzi Bossi era un nonsenso.
"Oggi Fantozzi diffida delle nuove classi emergenti, ha paura di zingari, rumeni, Islam, chador. La Lega gli promette quello che ha promesso Hitler ai tedeschi in Germania che si sbarazzarono degli ebrei senza dare nell’occhio. Ma già il clima è che, quando vedi una barca con 40 morti gonfi, è meglio. La tendenza è questa, e tra un paio d’anni spareranno a vista quando si avvicinano queste barche sgangherate, sennò la flotta a che serve?. Ma credo che quelli della Lega non siano capaci, e neanche la camorra che va a rubare negli accampamenti rom. Patetici! Dovrebbero richiamare i nipoti di quelli là, dei nazisti. Dir loro: avete i campi belli pronti, Auschwitz, Dachau, Mauthausen. Ci vanno i turisti, ma voi sapete come rimetterli in funzione".

Ora sta riducendo per il teatro (esordio a ottobre) la sua ‘Storia della libertà di pensiero’. L’argomento è un classico: i processi a Socrate, Gesù, un Colombo entusiasta per le terga di Isabella di Castiglia, Giordano Bruno, Savonarola, Galileo. Per tutti la stessa trama: il libero pensiero schiacciato dal Potere, la Chiesa cattolica.
"Certo. È stata la più grande forza reazionaria della storia, contraria a qualsiasi tipo di scoperta, evoluzione, originalità che scalfisse la sua autorità: la terra è piatta e il sole ci gira intorno, roba così. Galileo per non esser bruciato vivo dovette ammettere d’essersi sbagliato in tutto".

Lo ha scritto per risarcire le vittime?
"No, per istinto anticlericale".

Si prende una bella libertà: Cristo ne vien fuori un matto.
"Io sono il Messia, dice… E dice pure che non solo sua madre è vergine, ma che un arcangelo è andato a trovarla. Poi io sono figlio di Dio, e infine io sono Dio. Quindi era da manicomio. I preti di allora, il Sinedrio, l’hanno messo in croce insieme a 40 altri condannati…"

Come, 40?
"Le crocifissioni si facevano in gruppo. Lui, che era squilibrato, urla ‘Elì Elì, Lamà Sabactani’. Il soldato Longino l’ha ammazzato con un colpo di lancia perché disturbava la morte degli altri. Primo esempio di morte per disturbo".

E questo papa?
"Si è imbufalito per non essere stato messo tra le prime cento personalità del mondo. Lui, così vanitoso, sempre con la mitria. L’altro, il ‘Santo Subito’ Wojtyla, aveva un vantaggio: era un buon attore, fingeva di essere gobbo e buono, e viaggiava, e viaggiava, anche se non ha mai mosso la Chiesa di un millimetro. Questo è molto elegante, ha un accento che se si veste da SS con quella faccia fa svenire tutti gli ebrei che incontra. È inutile che s’incazzi. La retorica della povertà è quella che ha vinto sempre: San Francesco a piedi nudi, Ghandi vestito da paria, Teresa di Calcutta in sandali. Se vuol salire in classifica, si metta un saio da francescano, impari l’arabo e vada a Gaza a fare un discorso".

Non ha paura d’essere scomunicato?
"Non mi hanno scomunicato ed è un’offesa maggiore. Non mi hanno considerato né rischioso né un pericolo. Per loro il mio libro sulla libertà di pensiero è robetta non nociva".

 
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