ÁLVARO URIBE, IL CACCIATORE

 

Per la liberazione di Ingrid Betancourt, Álvaro Uribe ha giocato alla roulette russa con le vite degli ostaggi. Gli è andata bene, ed è andata bene soprattutto agli ostaggi, ma il dispiego di tanta tecnologia militare e tanta intelligence di marca statunitense non gli impedirà di uscire dalla crisi politica che lo sommerge tra parapolitica e corruzione. Solo la propaganda occidentale può disegnarlo come un presidente forte, ma la giustizia colombiana gli tiene oramai il fiato sul collo. E lo scontro tra FARC e governo è lo scontro tra due debolezze.
Proviamo a prendere per buono il racconto ufficiale, con tanto di ammissione del padrinaggio statunitense. Anche se ci sono dettagli che ci sfuggono e la realtà potrebbe essere quella più modesta di quella presentata, dobbiamo rallegrarci del fatto che non sarebbe stata versata neanche una goccia di sangue. Anche se è improbabile che le FARC siano così in rotta come le descrivono, non sono mai state così deboli come ora e chissà se Alfonso Cano, il capo succeduto a Manuel Marulanda, il dirigente storico morto poche settimane fa, non passerà alla storia come il liquidatore di una storia di resistenza controversa ma non liquidabile nella logica post-11 settembre di “guerra al terrorismo” e neanche nella categoria di narco-guerriglia come l’ha presentata il candidato repubblicano alla Casa Bianca John McCain che si trovava proprio a Bogotà (lui dice che non è stato casuale) al momento della liberazione.
Debolissime oramai le FARC, che sono oramai la scusa che permette al paramilitarismo di strappare le terre ai contadini (sei milioni di ettari solo nell’era Uribe), senza che queste possano più opporvisi, ma debolissimo è anche Uribe, l’uomo di Washington. Così debole da essere stato costretto a liberare Ingrid Betancour, l’acerrima nemica che l’ha accusato mille volte di essere un assassino e di volerla fare ammazzare. Ancora in marzo aveva causato una crisi internazionale facendo una strage in territorio ecuadoriano per evitare la liberazione di Ingrid nelle mani dei francesi.
Da marzo ad ora però la situazione politica s’è ulteriormente deteriorata fino ad obbligare Uribe a giocare la liberazione di Ingrid, che non aveva mai voluto, come carta della disperazione. Non bastava la parapolitica, con 70 parlamentari della maggioranza in galera o incriminati per reati gravissimi, non bastavano i narcotrafficanti, a partire da Carmine Mancuso, estradati negli Stati Uniti con i loro segreti che lambiscono i piani alti del potere. Gli si è aggiunta la Corte Suprema colombiana che ha aperto un processo che potrebbe portare perfino all’annullamento della sua elezione del 2006. E’ stato infatti processualmente dimostrato che il cambiamento costituzionale che gli permise di ricandidarsi fu comprato con la corruzione e il voto di scambio.
In questi giorni la propaganda occidentale vende un’immagine di Uribe fortissimo e lanciato verso una menemiana re-re-elección. Non gli sarà facile.

Gennaro Carotenuto

Tratto da LatinoAmerica

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Un commento

  1. bell gnnàààààà…..   -.-…ma sto blog di ki è?? tuo?? di gennaro?? di federico?? di berlusconi?? …..MISTERO!

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