Stato di guerra in Georgia Putin in Ossezia: azioni criminali

 
Gli atleti georgiani restano a Pechino
 
Torna la guerra nel Caucaso, e Vladimir Putin torna a mostrare i muscoli. Il premier è volato direttamente da Pechino a Vladikavkaz, capitale dell’Ossezia del Nord, repubblica russa confinante con la regione separatista georgiana dell’Ossezia meridionale, che è la base di partenza dell’intervento militare contro la Georgia e anche il quartier generale delle operazioni di aiuto ai feriti e ai profughi dalle zone di guerra. In diretta televisiva, con il piglio da comandante supremo ben noto nel Caucaso, Putin ha duramente attaccato le autorità georgiane e ha dato disposizioni per le prossime ore. Oscurando il successore Dmitri Medvedev, che pur da due giorni interviene sulla crisi in atto.

Putin ha difeso l’intervento militare in Ossezia del Sud e la presenza russa in tutta la regione del Caucaso. Intervento, ha detto, «non solo del tutto fondato e legittimo dal punto di vista giuridico, ma anche necessario» per il ripristino della pace nella regione. Durante una riunione con i responsabili militari e gli addetti dei vari ministeri che coordinano dall’Ossezia settentrionale le operazioni russe, Putin è stato durissimo con le autorità di Tbilisi, pur non citando mai direttamente il presidente Mikheil Saakashvili. «Le azioni georgiane in Ossezia del Sud sono un crimine – ha affermato il premier – e innanzitutto un crimine contro il proprio popolo».

L´ex leader del Cremlino, apparso più presidente del nuovo capo di Stato russo, ha esortato le autorità georgiane «ad interrompere immediatamente l’aggressione contro l’Ossezia del Sud, a interrompere le violazioni di tutti gli accordi vigenti e a considerare con rispetto i legittimi diritti e gli interessi degli altri popoli». Intanto la presidenza, da Mosca, faceva sapere di non avere ricevuto la proposta di tregua di Mikheil Saakashvili (che invece l´aveva chiesta direttamente a Medvedev) e che comunque per avviare negoziati serve prima il ritiro delle truppe georgiane dall’Ossezia meridionale.

Putin, invece, Saakashvili non l’ha mai nominato. Ma ha sottolineato che «malgrado le azioni criminali delle attuali autorità georgiane, la Russia ha sempre considerato con grande rispetto il popolo georgiano, l’ha sempre visto come un popolo fratello e sarà così, sono sicuro, anche in futuro». Poi un monito: al di là delle «ragioni giuridiche» per la presenza russa nella regione, «ci sono ragioni politiche: da secoli la Russia è una forza stabilizzatrice nell’area, promotrice di sviluppo e progresso. Vi assicuro che sarà così anche in futuro».

Sul "piano governativo", il premier ha annunciato un programma di aiuti «per la ricostruzione dell’Ossezia meridionale», dove è in corso «una catastrofe umanitaria». Gli aiuti economici previsti «per la prima fase» sono di 10 miliardi di rubli (circa 275 milioni di euro), più eventuali altri 500 milioni. Dal canto suo, la Georgia «si trova in Stato di guerra», ha dichiarato il presidente georgiano Mikhail Saakashvili, convocando una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza, «per discutere dell’aggressione russa alla Georgia». E ha chiesto al Parlamento di introdurre la legge marziale nella repubblica caucasica. La decisione è stata annunciata nel corso di una riunione del Consiglio per la sicurezza nazionale mentre si intensificano i combattimenti con le forze russe che difendono la repubblica separatista dell’Ossezia del sud. «Ho firmato il decreto sullo stato di guerra e ho chiesto al Parlamento di approvare la legge marziale», ha annunciato Saakashvili in un discorso trasmesso in diretta tv, «la Georgia è in uno stato di totale aggressione militare». Saakashvili ha poi definito «menzogne plateali» le notizie secondo cui negli scontri nell’Ossezia del Sud ci sarebbero state 1.500 vittime, come denunciato da fonti di Mosca e di Tskhinvali. «Praticamente non ci sono stati civili uccisi». Infine il presidente ha chiesto una tregua immediata e l’avvio della smilitarizzazione in Ossezia del Sud. «Proponiamo di cessare immediatamente il fuoco e di avviare il ritiro delle truppe dalla linea di conflitto», ha dichiarato il capo di stato durante una conferenza stampa a Tbilisi. In serata, Saakashvili ha chiesto agli atleti a Pechino per le Olimpiadi di «restare e lottare per l’onore del Paese», dopo che si era diffusa la notizia del loro ritiro.

Secondo il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov invece gli scontri di venerdì avrebbero provocato 1.500 morti negli scontri di venerdì a Tskhinvali. Anche coloro che «hanno venduto le armi alla Georgia» devono essere ritenuti parzialmente responsabili degli avvenimenti in Ossezia del sud, in una chiara allusione agli Stati Uniti.

 
Le azioni militari

All’alba di sabato 9 agosto i caccia di Mosca hanno bombardato la capitale georgiana Tbilisi. Il Parlamento e altri edifici governativi sono stati evacuati. I bombardamenti russi hanno distrutto le infrastrutture di Poti, il più grande porto della Georgia sul Mar Nero. Secondo testimoni citati dall’agenzia Interfax, dei camion senza targhe e con a bordo un presunto carico di armi della Nato sarebbero partiti da Batumi, nei pressi del confine con la Turchia, in direzione dell’Ossezia del sud. Sempre secondo i testimoni, la Turchia, paese membro della Nato, avrebbe inviato unità navali sul Mar Nero in prossimità della zona di crisi. La Russia ha confermato l’abbattimento di due suoi aerei militari da combattimento in Ossezia del Sud e precisa che sono 12 i soldati russi uccisi e 150 i feriti nel corso degli scontri con le forze georgiane. A ufficializzare i dati sulle perdite russe è lo Stato maggiore delle Forze armate russe, che precisa: «non siamo in guerra con la Georgia». Gli aerei precipitati sono un Su-25 e un Tu-22, riferisce l’agenzia stampa Ria Novosti. Ma secondo Tbilisi, sarebbero 10 gli aerei russi abbattuti.

Aerei militari russi avrebbero bombardato la gola di Kodori, al confine amministrativo con l´Abkhazia, dove si trovano le forze georgiane e dove i veterani abkhazi insistono sul concreto rischio di un attacco da parte georgiana e chiamano alla mobilitazione generale. L’Abkhazia è l’altra repubblica georgiana ribelle che ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza nei primi anni ’90, dopo una guerra di secessione contro TbilisiShamba. Oltre 30.000 persone sono fuggite dall’Ossezia del Sud, dove si intensificano le operazioni militari georgiane e dove stanno arrivando in gran forza unità dell’esercito russo. «Dal 2-3 agosto 20.000 persone si sono rivolte ai servizi immigrazione russi dall’Ossezia del Sud e durante le ultime 36 ore oltre 30.000 persone hanno varcato il confine con la Russia», ha riferito il capo dell’apparato governativo russo Serghei Sobianin al presidente Dmitri Medvedev. La maggioranza degli abitanti dell’Ossezia meridionale hanno ottenuto passaporto russo dopo il conflitto di inizio anni novanta. Il ministero delle situazioni di Emergenza, l’equivalente della Protezione Civile, sta allestendo nelle immediate vicinanze del confine con l’Ossezia meridionale campi profughi e punti di prima accoglienza, verso i quali continuano ad affluire gli sfollati.

Quanto alla capitale Tskhinvali non è chiaro chi ne abbia il controllo. Venerdì era stata occupata dalle truppe russe ma Saakashvili in serata ha detto che le sue forze la controllano totalmente. Poco dopo, la portavoce del governo ribelle, Irina Gogloieva, ha tuttavia sostenuto l’esatto contrario. Dopo una giornata di scontri, i dirigenti sudosseti parlano di una devastazione quasi totale della città. Immagini televisive hanno mostrato carri armati georgiani in fiamme, molti palazzi in rovina, una postazione delle forze di pace della Comunità di stati indipendenti (Csi, l’organismo nato sulle ceneri dell’Urss) distrutta dal fuoco degli assalitori. Sono stati i reparti della 58esima armata russa di stanza nel Caucaso del nord ad entrare in Ossezia del sud – formalmente territorio georgiano – iniziando ad occupare la capitale. Hanno aperto il fuoco sulle postazioni nemiche, in quello che è il primo scontro diretto fra i due eserciti. Saakashvili ha rivolto un appello televisivo per la mobilitazione totale, e ha annunciato che intende richiamare in patria metà del contingente di circa 2.000 uomini inviato in Iraq. Per questo ha chiesto anzi l’aiuto degli americani. Chiede inoltre alla comunità internazionale di prendere posizione sulla violazione del suo territorio da parte delle forze armate russe. Ma la vicenda è diplomaticamente complessa: circa il 90% dei cittadini sudosseti ha cittadinanza russa.

Al momento è difficile valutare le conseguenze della crisi. Mosca aveva più volte avvertito Saakashvili che un ricorso alla forza avrebbe spinto la Russia ad azioni militari, e non è affatto chiara la logica sia bellica che politica del gesto georgiano. Gli Stati Uniti comunque non hanno voltato le spalle a un alleato rivelatosi negli ultimi mesi sempre più scomodo (nel novembre scorso Saakashvili aveva reagito a manifestazioni di protesta con brutali repressioni e l’introduzione dello stato di emergenza, e nelle elezioni presidenziali di gennaio il sospetto di brogli è stato alto). Il segretario di stato Condoleezza Rice ha detto che Mosca deve fermare gli attacchi e richiamare le proprie forze.

Una delegazione congiunta di rappresentanti dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e della Nato, è partita per la Georgia per cercare una mediazione sul cessate il fuoco. Lo ha annunciato il segretario alla difesa britannico Des Browne. «Sabato sera una delegazione di rappresentanti di Usa, Ue, Osce e Nato si reca i Georgia nel tentativo di mediare per il raggiungimento del cessate il fuoco».

 
 
PS: Complimenti a Tatiana Guderzo
                      a Giovanni Pellielo
                      a Matteo Tagliariol 
 
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