L’Economist: operazione «sbagliata e costosa»

 
È una bocciatura senza mezzi termini quella che arriva dall’Economist sul capitolo Alitalia. Il settimanale inglese bolla come «sbagliata e costosa» l’operazione Fenice. Il dito è puntato sui costi dell’operazione che graveranno sui cittadini italiani: 5 milioni di euro il che vuol dire circa 125 euro per ciascuno dei 40 milioni di contribuenti del Belpaese. L’Economist non si limita a dare cifre generiche ma documenta che, prima del piano Fenice, erano stati 3 i miliardi di denaro pubblico destinati alla compagnia di bandiera. Con l’arrivo della cordata italiana sponsorizzata da Berlusconi «1,2 miliardi di debiti e gli asset in perdita saranno travasati in una ‘bad company’ che sarà scaricata sul ministero dell’Economia» scrive il giornale britannico. Ecco spiegati i 5 milioni di euro di denaro pubblico sborsati per la Magliana.

Un vero pasticcio dal punto di vista della finanza pubblica. E non è un caso se l’Economist sottolinea che dietro il piano Fenice non c’è mai stata una logica economica in quanto il vero «obiettivo era semplicemente onorare la promessa elettorale fatta da Berlusconi, che aveva annunciato di avere una soluzione migliore rispetto all’offerta di Air-France Klm». In realtà l’offerta Air-France Klm, sostenuta dal governo Prodi, non prevedeva alcuna spesa per le finanze pubbliche ed i contribuenti italiani in quanto i debiti sarebbero stati sanati dalla compagnia francese. Il "patriottismo" di Berlusconi ci è costato caroa nche in termini di tempo: in campagna elettorale sosteneva che la cordata italiana era pronta. In realtà, come evidenzia l’Economist solo «con diversi mesi di ritardo, è stata messa insieme una cordata».

E non è tutto. Il settimanale inglese rileva che sugli interessi degli imprenditori italiani al centro della cordata «c’è uno scetticismo diffuso». Molti esperti sospettano che gli imprenditori abbiano avuto garanzie dall’esecutivo di favori in altri settori nel caso che gli affari della nuova compagnia dovessero andar male. Uno scenario che secondo l’Economist dovrebbe passare sotto la lente d’ingrandimento della Commissione europea. Peccato che, come rileva il giornale estero «una delle prime mosse di Berlusconi è stata assicurare la nomina di un suo uomo, Antonio Tajani, a commissario europeo per i Trasporti». Una vera garanzia per il premier, meno per la trasparenza: «prima che Colaninno arrivasse a Bruxelles per illustrare l’operazione Fenice, Tajani l’ha elogiata perchè favorisce il mercato e il principio di concorrenza» conclude l’Economist.

Edito su L’Unità

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