Il SOFA è un tale disastro

 
Circondato da carri armati Usa e Marines, piazzati nella superfortificata Green Zone di Baghdad e attorno ad essa, il Parlamento "sovrano" dell’Iraq ha approvato due patti militari, economici, culturali, e diplomatici con gli Stati Uniti. Quello che ha occupato i titoli dei giornali è lo Status of Forces Agreement (SOFA). Il patto assai più importante, lo Strategic Framework Agreement (SFA), è sfuggito quasi inosservato. Nemmeno il Congresso Usa ne ha avuto a disposizione una copia.

Una minoranza abbastanza consistente in Parlamento, guidata dal blocco popolare sadrista, che adesso ha 29 membri, dopo che il mese scorso è stato assassinato uno dei suoi principali esponenti, e 6 dei membri recalcitranti delle fazioni governative, ha partecipato alla seduta parlamentare e ha votato contro.

I patti sono passati in mezzo a scene di caos, con 144 voti contro 35. In 19 sono usciti prima del voto, e più di 70 non si sono presentati. I patti hanno avuto l’assenso dopo giorni di contrattazioni di corridoio poco trasparenti fra i leader corrotti delle fazioni filo-statunitensi all’interno del governo.

Per capire quanto liberamente questi patti siano stati negoziati e approvati, bisogna immaginare carri armati iracheni, guidati dal Primo Ministro Maliki, che occupano i prati della Casa Bianca e circondano il Congresso, mentre dettano le condizioni irachene a Bush & co. All’esterno, dello scenario farebbero parte la distruzione totale delle infrastrutture dell’America, più di 10 milioni di americani uccisi in cinque anni, un milione di prigionieri, 50 milioni di rifugiati all’interno e fuori dagli Stati Uniti, per lo più in Messico e in Canada, l’assassinio di migliaia dei migliori scienziati, medici, e accademici statunitensi, e il collasso dei servizi sanitari, idrici, e del sistema educativo. Dopo che il governo iracheno ha seminato divisioni etniche e confessionali nel Paese, che vengono ulteriormente sfruttate dai terroristi di al-Qaeda, vengono costruiti muri in cemento giganteschi per creare ghetti separati per i cattolici irlandesi, i Protestanti, i Mormoni, i Cristiani rinati, gli ebrei, i musulmani, i messicani, i sostenitori del Ku Klux Klan, e naturalmente per i comunisti – per la loro protezione, naturalmente.

La mia ipotesi è che i 29 sadristi, che reggevano cartelli e gridavano slogan contro l’occupazione all’interno del Parlamento, rappresentassero i sentimenti della maggior parte degli iracheni, ai quali non era stata mostrata neppure una copia dei patti prima che il Parlamento li approvasse.

Lo SFA conferma che adesso gli Stati Uniti hanno a Baghdad un governo che eseguirà i loro ordini. E qui dissento fortemente dalla valutazione del mio amico Jonathan Steele sul Guardian di ieri, secondo cui i termini del SOFA “significano la sconfitta totale del progetto dei neoconservatori di trasformare l’Iraq in un alleato filo-occidentale, e in una piattaforma dalla quale proiettare la potenza statunitense in tutto il Medio Oriente”.

Lo SFA è un patto a tempo indeterminato, che lega l’Iraq agli Stati Uniti sotto l’aspetto militare, economico, culturale, e diplomatico. Né più, né meno. E nel caso che si fosse piacevolmente sorpresi dalla frase del SOFA che afferma che tutte le forze Usa si ritireranno entro fine dicembre 2011, la realtà si afferma in un’altra frase, questa volta nell’onnicomprensivo SFA, che afferma che gli Stati Uniti non cercheranno di ottenere né chiederanno una presenza militare o basi "permanenti" in Iraq. E’ il termine "permanenti" che scopre gli altarini. Che cosa significa non permanenti, ci si domanda? Più di mezzo secolo, come in Corea? Oppure 100 anni, come meditava  John MaCain?

Jonathan inoltre accoglie con entusiasmo una clausola del SOFA che riguarda i prigionieri:

… nessun iracheno può essere arrestato dalle forze Usa, se non con il permesso delle autorità irachene, e ogni iracheno che venisse arrestato in queste circostanze deve essere consegnato alle forze irachene entro 24 ore.

Qualunque gioia a questo riguardo deve essere mitigata dal fatto che la tortura, stile Abu-Ghraib peggio, viene largamente praticata nelle carceri dell’Iraq democratico, e molti prigionieri vengono uccisi dopo processi sommari. L’ipotesi che sembra essere alla base del ragionamento di Jonathan è che il governo iracheno sia indipendente. La verità è che le "autorità irachene" sono diventate alleati dipendenti delle forze Usa nelle loro attività omicide di saccheggio in Iraq.

Il governo iracheno ha molto pubblicizzato la clausola secondo cui i soldati Usa saranno soggetti alla giurisdizione irachena. Le limitazioni sono tali che la cosa è resa insignificante. Perché un soldato o un civile statunitensi siano arrestati dalle autorità irachene, prima di venire consegnati alle forze Usa "dopo 24 ore", devono essere “non in servizio” e avere commesso reati “gravi” fuori dalle strutture e dalle basi statunitensi. Quanti soldati Usa non in servizio, ci si potrebbe chiedere, si avventurerebbero per le strade di Baghdad, per non parlare di quelle di Najaf o di Falluja?

Se si considera che lo SFA permette agli Usa di "difendere" l’Iraq, nel caso in cui la sua sicurezza sia minacciata da altri, la clausola celebrata secondo cui gli Stati Uniti non utilizzeranno l’Iraq per attaccare altri Paesi diventa ridicola, quando si consideri che gli Stati Uniti hanno attaccato e occupato lo stesso Iraq illegalmente e strombazzando una grossa menzogna. Che cosa gli impedirà di inventare un’altra grossa menzogna per attaccare l’Iran o la Siria? Certamente non il SOFA o lo SFA.

Sono sicuro che Jonathan sarebbe d’accordo con me sul fatto che due delle cinque clausole della "premessa" dello SFA equivalgono agli obiettivi che i neocon, che a suo giudizio sarebbero stati totalmente sconfitti in Iraq, avevano per il Paese:

4. Riconoscendo il desiderio di entrambi i Paesi di stabilire un rapporto a lungo termine …

5. Riaffermando che un rapporto a lungo termine di questo tipo nel campo economico, diplomatico, culturale, e in quello della sicurezza contribuirà al rafforzamento e allo sviluppo della democrazia in Iraq …

Spogliate dei loro termini cordiali, questo era  esattamente ciò che cercavano i neocon: una dominazione "a lungo termine" dell’Iraq in tutti i campi.

Considerando che il SOFA dovrebbe coprire i tre anni fino al ritiro completo delle forze Usa, è importante osservare che nello SFA, che è a tempo indeterminato, c’è un "principio" che apre la porta al rinnovo del SOFA dopo la scadenza di 3 anni per il ritiro:

3. La presenza temporanea delle forze Usa in Iraq è su richiesta e su invito del governo sovrano dell’Iraq

Un regime corrotto, filo-Usa, a Baghdad, che è odiato dal suo stesso popolo, "chiederà" e "inviterà" servizievolmente gli occupanti a rimanere. Vale a dire, se il popolo a quel punto non lo avrà rovesciato.

Nei patti non c’è nulla che contraddica ciò che Obama ha detto sull’Iraq. Nel mio articolo su Obama sul Guardian, prima della sua elezione, avevo sostenuto che Obama voleva mantenere basi Usa e alcune “forze residue” in Iraq. Qui confermo la mia analisi.

E’ evidente, quando si leggono le decine di clausole dello SFA relative alla sfera militare, della sicurezza, culturale, economica, dell’energia, della sanità, dell’ambiente, dell’informatica, e a quella giudiziaria, che gli Stati Uniti imporranno all’Iraq una serie di "accordi" nel corso della loro occupazione "legittimata " del Paese nei prossimi tre anni. Inizieranno con la famigerata legge sugli idrocarburi per controllare totalmente le risorse petrolifere irachene.

Un altro punto importante che è anch’esso sfuggito all’attenzione degli analisti di Iraq è che il SOFA non solo legittima l’occupazione per altri tre anni: libera anche l’occupazione Usa dalle Nazioni Unite. Senza il SOFA, Stati Uniti e Iraq avrebbero dovuto chiedere al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di rinnovare il mandato delle forze a guida Usa in Iraq per un altro anno. Anche se le Nazioni Unite sono state più che deboli riguardo all’occupazione dell’Iraq, gli Stati Uniti non saranno più esposti alla pressione di Russia, Cina, Europa, o di qualsiasi altro membro del Consiglio. Questo è importante se si considerano le tensioni crescenti fra gli Stati Uniti da un lato e Russia e Cina dall’altro. Divergenze su Iraq, Afghanistan, e Iran sorgeranno probabilmente anche fra Stati Uniti, Germania, e Francia. Il governo britannico, naturalmente, probabilmente rimarrà un barboncino.

Anche se è vero rimarcare, come fa Jonathan, che la formidabile opposizione e resistenza degli iracheni alle forze guidate dagli Usa ha inflitto pesanti sconfitte al progetto dei neocon statunitensi in Iraq e altrove, è certamente prematuro dire che la dimensione della sconfitta è tale che l’occupazione Usa finirà in conformità con il SOFA.

La mia valutazione è che la strategia Usa in Iraq viene tuttora perseguita, e ha la benedizione del nuovo presidente Obama. E’ una strategia per:

• Rafforzare e proteggere un governo filo-Usa a Baghdad.

• Sostenere un governo di questo tipo con tutti i mezzi possibili, compreso l’utilizzo delle forze da combattimento Usa e il mantenimento di enormi basi militari.

• Rafforzare le forze armate irachene perché eseguano gli ordini degli Usa e sostituiscano le forze statunitensi nei combattimenti contro la resistenza che si oppone all’occupazione. Questa è una strategia simile alla Vietnamizzazione, ma verrà portata avanti sotto la bandiera della lotta al terrorismo di al-Qaeda, che è detestato e rifiutato dagli iracheni. Per ridurre ulteriormente le proprie perdite, gli Usa faranno moltissimo affidamento sui bombardamenti aerei e gli elicotteri da combattimento Apache.

• Assicurarsi contratti economici remunerativi, in particolare dopo avere imposto all’Iraq la legge sul petrolio. Esercitare il controllo sul petrolio del Medio Oriente rimane un obiettivo centrale degli Stati Uniti.

• Utilizzare l’Iraq per sostenere la strategia Usa in Medio Oriente: escalation della guerra in Afghanistan/Pakistan, rafforzare Israele, indebolire l’Iran, la Siria, i Palestinesi, e la forte resistenza in Libano.

Un successo della resistenza irachena era stato quello di costringere i neocon Usa a mettere da parte i piani per attaccare l’Iran, subito dopo avere stabilizzato l’occupazione dell’Iraq, e di costringerli a congelare ulteriori guerre "colpisci e terrorizza" contro i popoli della regione. Anche se un attacco all’Iran non dovrebbe essere totalmente escluso durante il mandato di Obama, la cooperazione dell’Iran su Iraq, Afghanistan, Libano, Siria, e Palestina sarà il prezzo che esso dovrà pagare per evitare di essere attaccato.

Dato l’equilibrio attuale delle forze, solo un popolo iracheno unito, alleato con altri popoli del Medio Oriente, e appoggiato dall’opinione pubblica americana e da quella britannica, potrebbe sloggiare completamente l’occupazione a guida Usa dall’Iraq. Per arrivare a questo, ahimè, ci vorranno più di tre anni.

 
(Traduzione di Ornella Sangiovanni)
Sami Ramadani
 
 
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