LA BATTAGLIA DI GAZA? TUTTO DA MANUALE!

 

Il riscatto di un esercito attraverso un mare di sangue innocente.

La battaglia di Gaza, scritta da tempo con  analoghe dimostrazioni di inutile forza e ferocia, quando sarà terminata, i giornali guerrafondai la titoleranno come quella in cui l’esercito israeliano ha avuto il suo riscatto (dopo la mancata vittoria di due anni fa contro Hezbollah, in Libano).

 

Manovre da manuali di guerra urbana

 

A Gaza, oggi si svolgono manovre da manuali di guerra urbana , già viste a Fallujha e affinate nella battaglia di annientamento che l’esercito libanese (appoggiato logisticamente da israeliani, americani, Germania e paesi arabi moderati) condusse contro alcune centinaia di miliziani di un gruppo armato arabo-palestinese Fatah al-islam, asserragliati l’estate del 2007 nel campo profughi palestinese di Nahr el bared.

Allora, i consiglieri americani reduci da Fallujha, furono determinanti nel condurre alla vittoria l’appena rinato LAF, l’esercito libanese, contro il piccolo e agguerrito gruppo guerrigliero che si era insediato nel campo profughi, sotto protezione ONU, alla periferia di Tripoli.

Un’operazione che dopo un inutile assedio, durato alcuni mesi, nel giro di pochi giorni portò allo sterminio dell’intero gruppo guerrigliero e di parte delle loro famiglie, donne e bambini compresi. Di questi ultimi, solo una sessantina furono graziati da una tregua umanitaria prima dell’ultimo assalto contro gli irriducibili del gruppo.

Alla fine, dei circa 500 guerriglieri, la metà furono ammazzati, schiacciati direttamente sotto il cemento delle case e fortini dove resistevano,  e fatti saltare impietosamente dai soldati libanesi con l’artiglieria, gli attacchi aerei, navali o sotto i cingoli dei carri. Solo un piccolo gruppo riuscì a rompere l’accerchiamento ma inseguito da gruppi palestinesi concorrenti e milizie falangiste fu anch’esso sterminato (vedi http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/nahr-al-bared.htm)

Sotto il silenzio assordante dell’ONU (che era di fatto il proprietario del campo profughi) e sotto la cui protezione erano i 30.000 abitanti, di esso alla fine della battaglia non c’era un edificio lasciato indenne e 30.000 disgraziati furono deportati presso gli altri campi profughi palestinesi, senza avere la possibilità di riprendere le loro cose.

Anche in quel caso la divisione tra i palestinesi, l’ostilità dei paesi arabi contro i gruppi islamici radicali e la paura che nei loro paesi si diffonda il radicalismo, fece sì che nessuno muovesse un dito per fermare questo ennesimo crimine mascherato da grande vittoria contro il “terrorismo internazionale”

 

Guerra da manuale

 

Nella battaglia di annientamento di Gaza nulla è stato lasciato al caso:

 

1) Fase informativa come ammesso dai vertici militari israeliani è durata mesi con l’utilizzo di mezzi altamente tecnologici appoggiati dalle informazioni di spie israeliane infiltrate  che vivono da anni sotto falsa identità e palestinesi ostili ad Hamas  e pronti a rendere la pariglia dopo la cocente sconfitta politica subita da Fatah

2) Fase addestrativa: utilizzando le tecniche moderne  di guerra urbana sono state riprodotti ambienti urbani simili a quelli di Gaza in località segrete e lì addestrati i commandos e le truppe che in queste ore si stanno facendo tanto “onore” (ricordiamo che anche l’esercito italiano da anni per le operazioni all’estero ha delle apposite aree addestrative in cui vengono riprodotti gli ambienti in cui i nostri militari inviati all’estero andranno ad operare ed ultimamente anche grazie a software particolari, l’addestramento per il combattimento urbano, per l’Esercito Italiano ha fatto passi da gigante).

3) Fase logistica: i mezzi per l’attacco sono stati scelti con cura, il meglio dei carri armati, blindati, cannoni, aerei, elicotteri e velivoli robot. Una fiera dell’orrore che alla fine di questo massacro produrrà  meglio di qualunque Army-Expo ricche commesse alle industrie armiere israeliane, americane ed occidentali.

4) Fase  aerea: anch’essa, secondo copione, ha selezionato all’inizio i bersagli grossi, infrastrutture civili e militari in maniera tale da gettare nel caos sia l’apparato militare di Hamas e degli altri gruppi di resistenza palestinese, dall’altro ha colpito la stessa popolazione civile che nel panico diminuisce le capacità di essere un valido sostegno logistico e psicologico alla resistenza armata. Nella seconda fase quella di terra, l’appoggio aereo è diretto a spianare ogni ostacolo all’avanzata dei tank

5) Guerra psicologica e guerra terroristica: l’attacco alle famiglie dei dirigenti politici e militari di Hamas e della resistenza palestinese e la produzione di un alto numero di feriti tra i civili è un moltiplicatore di forza il cui uso da parte degli israeliani è quasi d’obbligo. Anche in questo caso  portare al collasso le strutture mediche  del campo di battaglia è un mezzo illecito ma che i generali massacratori di tutto il mondo sanno quanto sia importante attuarlo.

6) Fase attacco di terra: dopo la sigillatura della sacca ogni battaglia di annientamento vuole che essa venga spezzettata in sacche più piccole ma che una volta divise non si ricompongano più E una fase necessaria per dividere il sistema logistico  e di comando e controllo dell’avversario: ridurre le sue capacità di riorganizzarsi, di rifornirsi dai nascondigli principali di armi e rifornimenti, creare quindi il panico.

7) Fase di logoramento. Questa fase sperimentata su Fallujia e su Nahr el Bared  vuole che si proceda molto lentamente nella distruzione dei capisaldi di resistenza. In questa fase i mezzi corazzati israeliani, quelli che in altre guerre sono stati capaci di fare centinaia di chilometri in poche ore e sbaragliare in sei giorni quattro eserciti arabi potentemente armati, invece si tramutano in lentissimi bulldozer che a colpi di artiglieria e di fosforo bianco e sotto la copertura dei bombardamenti aerei, spianano ogni edificio, ogni casamatta, ogni bunker. Ogni cunicolo sotterraneo va bonificato facendolo saltare in aria, seppellendo vivi civili o armati che vi abbiano  trovato rifugio. 

Ormai nel combattimento urbano questa è l’attuale “tendenza” ed è la soluzione preferita insegnata nelle alte scuole di alta strategia che si preparano per analoghi scenari di guerra urbana. Sarà la tecnica che verrà usata fra non molti decenni nelle sterminate periferie delle megalopoli  del post-crisi globale. Dal Cairo alle banlieu parigine, da Atene ai sobborghi di Napoli.

Spianare… demolire…, non cascare nell’errore che fecero i russi a Grozny che si addentrarono tra le macerie di una città bombardata cadendo vittime della resistenza cecena. Non affrettarsi quindi e bonificare metro per metro  poi,  con apposite squadre di killer professionisti,  tutte le macerie, eliminando ogni miliziano rimasto isolato o ferito. Nessuna possibilità di attacchi alle spalle deve essere lasciata al caso! La guerra contro gli Hezbollah lo ha insegnato e l’esercito israeliano ne ha tratto una lezione duratura.

8) Fase SENZA PIETA’: ridotti in sacche sempre più piccole e costretti al convivere in mezzo a bambini e donne insanguinati e piangenti, il morale dei guerriglieri, salvo pochi casi, andrà in frantumi e la voglia di arrendersi in molti prevarrà. Per gli altri, salvo un miracoloso intervento diplomatico internazionale dell’ultima ora, non resterà altro che una difesa da suicidio di massa, lo stesso che abbiamo assistito a Nahr el Bared nel 2007.

Poche note invece si possono fare sulle capacità militari nel campo palestinese.

A) l’assoluta mancanza di capacità nel contrasto aereo anche a bassa quota, ovvero antiarea convenzionale o uso di missili spalleggiabili di nuova generazione capaci di non essere neutralizzati dalle contromisure ECM e infrarosso è uno dei motivi principali dello spadroneggiamento israeliano su Gaza.

B) L’uso “politico” di qualche missile buono solo per i fuochi d’artificio di fine d’anno rappresenta non un punto di forza bensì di estrema debolezza di Hamas. Grave  in particolare l’incapacità del gruppo islamico, nella fase “attacco di terra“, di decidere di cambiare bersaglio e di dirigere il lancio dei razzi contro le concentrazioni di truppe israeliani e contro i parchi di artiglieria e non contro obbiettivi civili come le colonie.

Questa ostinazione è, non solo suicidio politico, ma denota una totale ignoranza nell’uso della cosiddetta artiglieria missilistica. Questi ed altri errori di carattere politico e militare  saranno messi sul piatto della bilancia quando alla fine di questo massacro il movimento di Hamas dovrà render conto a tutto il popolo palestinese ed Israele alla coscienza del mondo intero.

 

Antonio Camuso

 

Edito su PugliaAntagonista

 

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