CONSIGLIERE COMUNALE UCCISO NEL NAPOLETANO

 
Una persona mite e perbene, sempre defilato, un passo dietro al fratello, medico ed ex assessore al Comune. Così era Luigi, per tutti ‘Gino’, Tommasino, il consigliere comunale del Pd ucciso oggi a Castellammare di Stabia (Napoli) in un agguato dalle modalità efferate, sotto una pioggia di colpi, davanti agli occhi del figlio tredicenne. Quarantatré anni, sposato e con un figlio, Tommasino era stato manager di una importante marca di orologi, la Sector, e quando perse il posto di lavoro si rimboccò le maniche mettendo in piedi un’attività commerciale nel settore dell’abbigliamento. Con gli amici amava ricordare anche alcune comparsate fatte nel cinema, una passione giovanile. 

L’avventura in politica ha inizio nel 2005: il fratello Giovanni, ex Popolari approdato nella Margherita, lascia a lui la messe di voti su cui può contare. Gino Tommasino viene eletto così per la prima volta in Consiglio comunale nel 2005, al posto del fratello. Prima di confluire nel Pd, era stato segretario cittadino della Margherita. In Consiglio comunale diventa componente della commissione Politiche sociali. Ma Gino, a differenza del fratello, non è organico al partito e pur essendo iscritto al Pd si segnala anche per qualche simpatia berlusconiana che dà adito alle voci, poi smentite, di un suo passaggio nelle file del centrodestra. Poco in vista, descritto come una personalità politicamente non di primo piano, Tommasino sosteneva l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Salvatore Vozza, della Sinistra democratica, appoggiata da una parte del Pd e dall’ Udeur. E venerdì scorso, quando al comune di Castellammare di Stabia stava per aprirsi la crisi politica, Tommasino era stato tra i firmatari, con altri 17 consiglieri, di un documento di sostegno al sindaco. 

"Una famiglia stimata, una persona fuori dai giochi della politica. Per tutti noi si tratta di una morte inspiegabile" è il ricordo del consigliere regionale Pasquale Sommese, al quale Tommasino è stato per anni politicamente vicino fino alla separazione consumata in occasione dell’ultimo congresso cittadino quando il consigliere presentò una lista autonoma alternativa. "Ma eravamo rimasti grandi amici. Un uomo – conclude Sommese – al di sopra di ogni sospetto e di ottimi sentimenti, un buono. Quello che è successo è assurdo per me e per tutti quelli che lo conoscevano".

 
 
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