Lettera aperta al CSM

 
da "I Siciliani", maggio 1983
 

Illustri Consiglieri,

la concomitanza della visita conoscitiva di delegazioni del CSM ai Distretti Giudiziari della Sicilia, della Campania e della Calabria effettuata l’11 aprile del 1983 e di alcuni sintomatici episodi giudiziari avvenuti nell’ambito del processo "mafia e droga", che attualmente si celebra presso il tribunale di Palermo, impone alcune note di riflessione tendenti ad introdurre nuovi «parametri di riferimento». E ciò nello spirito di democratica partecipazione che la Carta Costituzionale assegna, con i suoi principi fondamentali, come potere-dovere ad ogni cittadino italiano.

A mio parere due sono le questioni che essenzialmente il CSM deve affrontare per tentare di risolvere, nella linea politica del nostro ordinamento repubblicano, il problema generale dell’alta criminalità organizzata e i problemi specifici, storicamente e localisticamente determinati, della mafia, della ‘ndrangheta e della camorra: una è la questione tecnico-operativa, l’altra è la questione della volontà politica di tutti gli operatori dell’ordinamento giurisdizionale.

E’ ormai quasi luogo comune affermare che la Magistratura italiana come ordine autonomo ed indipendente deve operare al suo interno un profondo rinnovamento sia tecnico che politico: il rinnovamento tecnico in accordo con gli organi del potere esecutivo, così come previsto dalla Carta Costituzionale, il rinnovamento politico in accordo con il popolo dei cittadini e dei suoi rappresentanti parlamentari.

In quanto alle inadeguatezze tecnico-operative esse sono ormai note e possono sinteticamente riassumersi nella disparità, ormai paralizzante, tra la quantità e la qualità della domanda di giustizia e la quantità e la qualità degli uomini e dei mezzi disponibili per dare democratica ed efficace risposta a questo fondamentale fabbisogno della società civile italiana: pochi uomini ed in qualche caso specialisticamente poco preparati, mezzi vecchi e carenti contro una criminalità che a tutti i livelli si avvale di uomini pronti a tutto e di tecnologie avanzate e sofisticatissime. Il tutto ormai in dimensioni talmente eclatanti da fare emergere in alcuni, addirittura, il sospetto di un premeditato atteggiamento in tal senso di parti politiche reazionarie ed integraliste.

Ma è proprio questa considerazione che serve ad introdurre la parte principale di queste riflessioni: la parte cioè che vuole focalizzare le questioni che riguardano la qualità della volontà politica di assolvere alle proprie funzioni costituzionali che, sia complessivamente che singolarmente, si riscontra oggi all’interno dell’ordine giurisdizionale italiano e sulla quale il CSM, proprio per l’altissimo compito affidatogli dall’art. 105 della Costituzione della Repubblica italiana, deve fare senza mai stancarsi continua chiarezza. E’ evidente come le questioni attinenti il comportamento politico dei magistrati, della polizia giudiziaria, del sistema carcerario e degli operatori privati della giustizia non possano essere viste e quindi analizzate in maniera isolata dal comportamento politico in ambito democratico di tutti i componenti l’intero corpo sociale. E’ quindi da considerazioni globali che bisogna partire per ritrovare poi all’interno dell’ordine giurisdizionale «quadri di riferimento» per analisi e per interventi di sicura efficacia democratica.

L’articolo 18 della Costituzione italiana al secondo comma proibisce le associazioni segrete. Secondo me è da questa giusta preoccupazione del Costituente, non chiarita affatto dalla legge 25 gennaio 1982 n. 17 che detta: «Norme di attuazione dell’articolo 18 della Costituzione in materia di associazioni segrete e scioglimento dell’associazione denominata Loggia P2», che bisogna cominciare a riflettere.

E’ ormai assodato come la correttezza delle moderne economie di mercato (dialettica Stato, operatori economici, lavoratori) si fondi sulla trasparenza dei rapporti qualitativi e quantitativi tra tutti i protagonisti del "sistema", per cui la criminalità finanziaria è possibile solo dove esistono gruppi sociali organizzati con rapporti noti solo agli individui componenti il gruppo stesso e non all’intera collettività nella quale il gruppo opera. La segretezza rispetto all’intero contesto sociale dei membri di un gruppo sociale, specie se essi sono portatori di rilevanti interessi economici, determina in un sistema di mercato libero e democratico casi di oggettiva patologia, e quindi criminalità finanziaria ed economica il più delle volte connessa alla criminalità comune.

Questi principi fondamentali e l’esperienza concreta maturata in anni di osservazione «in loco» dei più importanti casi di trasformazione territoriale in Sicilia, (ma la Sicilia può essere considerata come caso emblematico di tutto ciò che avviene oggi nei territori caratterizzati dall’economia di mercato) mi hanno fatto maturare la seguente convinzione-teorema: tutte le volte che flussi di denaro privato e flussi di denaro pubblico danno origine ad episodi di alta criminalità economica, ci si trova al cospetto di gruppi sociali chiusi, sconosciuti all’intera collettività, costituiti da personaggi detentori di funzioni importanti del sistema economico e della sua organizzazione socio-istituzionale. All’interno del gruppo sociale occulto, quindi caratterizzato da una fortissima struttura di relazione tra i suoi membri (e la forza della relazione è in funzione della sua irrazionalità), si annida di solito l’attività alto-criminale che vede ai vertici il grande illecito finanziario ed alla base l’intimidazione morale e la violenza fisica espressa nelle forme più efferate di delitto.

Per ciò che riguarda, in particolare, il Meridione d’Italia la considerazione da fare è la seguente: mafia, camorra e ‘ndrangheta debbono considerarsi essenzialmente distinte in due "livelli": l’alto livello della dirigenza e il basso livello degli esecutori (con eventuali altri livelli intermedi). Tali raggruppamenti sono segreti sia ai bassi che agli alti livelli: inoltre, ed è questa la cosa più importante, gli "alti livelli" di queste organizzazioni si ritrovano in una organizzazione globalizzante occulta capace di interconnettere nel sistema economico mondiale tutte le operazioni di alta finanza criminale che le singole organizzazioni realizzano.

Bisogna a questo punto avere il coraggio intellettuale e civile di affermare che il gruppo sociale globalizzante che consente "oggettivamente" tale interconnessione è oggi la istituzione massonica internazionale la quale, specie negli stati in cui essa si mantiene segreta ed occulta (nel senso che i suoi componenti non sono noti all’intero contesto sociale), facilita l’annidamento al suo interno di operatori e gestori dell’alta criminalità economico-finanziaria. Senza voler analizzare le varie tendenze ideologiche che dopo l’ultimo conflitto mondiale caratterizzano l’istituzione massonica internazionale, la considerazione da fare è la seguente: in democrazia, in regime di libertà politica, per nessuna ragione può essere consentita l’esistenza di libere associazioni di cittadini, i cui componenti non siano ampiamente noti a tutto il resto della collettività nazionale.

E’ necessario quindi operare in modo da eliminare le condizioni nelle quali possono avvenire in maniera segreta quelle interconnessioni tra pubblico e privato e nel pubblico tra poteri distinti per Costituzione, le quali creano "blocchi di potere occulto" che consentono lo svolgimento delle operazioni di alta criminalità economica. Senza spirito alcuno di criminalizzazione della istituzione massonica bisogna fare in modo che ogni cittadino italiano suo adepto sia democraticamente conosciuto dall’intero corpo sociale, affinché non possa più avvenire la infiltrazione in essa di individui che, fingendo "spirito massonico" ma in effetti approfittando del legame segreto tra «fratelli», perseguono finalità di alto crimine finanziario ai danni dell’intera collettività economica nazionale. Queste condizioni possono essere realizzate pubblicizzando i nomi degli aderenti a tutte le logge massoniche italiane (circa 18.000 nomi) ed i nomi di tutti coloro, quasi tremila, che in atto aspettano di essere iscritti alla istituzione massonica.

Fatta luce, luce democratica e costituzionale, laddove oggi c’è oscurità assoluta, saranno eliminate le condizioni oggettive che consentono l’esistenza e la proliferazione dei rapporti di criminalità economica nazionale ed internazionale riguardante sia i flussi di denaro privato che i flussi di denaro pubblico. In questo senso da intellettuale funzionario dello Stato e da cittadino, in sintonia con tutti coloro ai quali mi accomuna una omogenea cultura politica e quindi una identica visione pratica della realtà sociale, sottopongo le riflessioni sopra riportate agli autorevoli membri del CSM affinché possano farne, nei limiti dei loro poteri costituzionali, ipotesi operative di lavoro ai fini della complessiva crescita democratica del popolo italiano.

 

Giuseppe D’Urso

 

Edito su Claudio Fava

 

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