Dal 19 marzo a Napoli c’è l’Italia che si oppone agli interessi criminali

 

Don Peppe Diana è sepolto nel cimitero di Casal di Principe, in una campagna un tempo bellissima, oggi devastata dal degrado, dai rifiuti e dai veleni sottoterra, dal cemento che ha ucciso ogni criterio urbanistico, senso estetico, vivibilità sociale. La camorra lo assassinò il 19 Marzo 1994 nella sua Chiesa, il giorno dell’onomastico, ma da morto Don Peppe è più vivo che mai e il suo testamento spirituale contro i clan e la “cultura” mafiosa, racchiuso nel documento “per amore del mio popolo non tacerò”, è il riferimento di quanti continuano a impegnarsi per i diritti e la crescita di queste terre. E’ proprio attorno alla sua tomba che, la mattina del 19 Marzo, avrà inizio il viaggio verso Napoli, che avrà l’apice il 21 con il grande corteo da Piazza della Repubblica a Piazza del Plebiscito. Da 14 anni, nel primo giorno di Primavera, la lettura dei nomi delle migliaia di vittime delle mafie, l’incontro con i loro familiari, corona l’impegno quotidiano di Libera e di tutti coloro che, nella società come nelle istituzioni, dalla scuola all’associazionismo,  fronteggiano un potente nemico della libertà e dello sviluppo. Questi tre giorni nelle terre della camorra denunceranno ancora una volta complicità politiche, amministrative e istituzionali, oggi fortissime anche per le pulsioni autoritarie e le scelte del leader di governo in tema di Giustizia e di informazione, particolarmente sul terreno del contrasto alle mafie, dove più inquietante è sempre stato il suo  comportamento. Insieme semineranno  i valori della partecipazione contro l’indifferenza dei tanti cittadini che non sanno o non vogliono sapere, chiusi nell’universo consumistico di un mercato senza regole e di un sistema mediatico largamente compromesso con il potere.

La mattina del 19 Marzo a Casal di Principe un corteo attraverserà la cittadina fino all’appuntamento  con Don Peppe Diana e i suoi genitori, che non hanno mai cessato di amarlo e ricordarlo, lottando anche contro i tentativi di diffamazione, contro l’ oblio, invano messi in atto dalla camorra.

Migliaia di giovani, di donne e uomini, arrivati da tutt’Italia con ogni mezzo, molte le camicie azzurre degli scout cari a Don Peppe, sfileranno dinanzi ai bar dove albergano ragazzi senza presente e senza futuro, che il vuoto dello Stato e la drammatica crisi economica, qui peraltro antica, lasciano in mano agli interessi criminali, dove il nome di Saviano e la eco di “Gomorra” sono spesso sinonimi di infamia e di tradimento. L’Italia che si oppone al sistema criminale porterà un messaggio diverso ai cittadini casalesi, dimostrando quanto la legittima identità del nome cittadino non può essere lasciata all’identificazione con i clan mafiosi e i loro sporchi affari, che è possibile costruire un’alternativa praticabile di occupazione e di partecipazione. E’ l’obiettivo sul quale stanno lavorando da tempo Libera Caserta e il comitato delle Terre di Don Peppe Diana, che sarà ufficialmente annunciato: una nuova  cooperativa di Libera Terra, su un terreno confiscato alla camorra, un caseificio per la produzione delle mozzarelle , dove possano far capo anche le associazioni di volontariato del territorio casertano e aversano. Un lavoro istruttorio faticoso, con molti ostacoli anche amministrativi e burocratici da superare, ma che ormai va alla positiva conclusione. Negli stand, negli spettacoli teatrali e musicali che animeranno fino a notte Casal di Principe, passerà dunque un messaggio concreto, alternativo per tanti giovani : è possibile contrapporre l’iniziativa sociale alle logiche distruttive del malaffare, da parte di uno Stato che non ha solo il volto dei giudici e dei carabinieri…

E il 20 nel pomeriggio a Napoli, l’incontro di Don Luigi Ciotti con i familiari delle vittime innocenti delle mafie. Saranno più di 600 i familiari, uniti da ferite non rimarginabili, spesso ignorati o in attesa di concreti riconoscimenti, sempre rivolti a una Giustizia che troppe volte non ha saputo fare luce sui loro drammi o è stata in ritardo.

Fino al grande corteo del 21 Marzo e all’incontro con Napoli, città emblema di una crisi e di una deriva sociale e di costume che assume caratteri epocali, investendo irrisolti problemi di gestione e correttezza amministrativa, di mancato ricambio politico e generazionale, di sfiducia e distacco dalle istituzioni. Come reagiranno i cittadini di Napoli a questa testimonianza di una società responsabile che non vuole alzare bandiera bianca? La loro partecipazione resta essenziale ed emblematica su temi che così direttamente investono il futuro e le speranze di riscatto civile, al di là dello straordinario impegno di Libera.

Su questo percorso i valori della memoria, come patrimonio aperto all’attuale realtà, si fondono con quelli della conoscenza e impongono un preciso dovere per l’informazione, a partire da quella, oggi particolarmente discussa e criticabile, del Servizio Pubblico della Rai.

Mentre i giornali sono pieni di gossip e degli organigrammi prossimi venturi a Viale Mazzini,  a partire dalle direzioni di Reti e Testate, come sempre avviene quando si annuncia una nuova fase di dominio politico-editoriale, questa è davvero un’occasione unica per dimostrare all’opinione pubblica e all’incombente stretta dei partiti che esiste una professionalità autonoma, attenta alle questioni nazionali e ai veri problemi del Paese, indipendentemente da chi saranno domani i nuovi “signori del castello”.

I tre giorni in Campania concentrano,  non solo simbolicamente, la denuncia di alcuni dei mali profondi del Paese e le speranze di superarli. Sarebbe molto grave se da parte dell’informazione, dei giornali come del Servizio Pubblico, non vi fosse la comprensione di cosa è in gioco e un adeguato impegno sul campo.

 

 

Roberto Morrione

 

Edito su Articolo21

 

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