Rifiuti tossici nuova emergenza

 

MA DOVE finiranno gli scarti delle inceneritore? La domanda più banale semina il panico nel salone futurista dì termovalorizzatore, sembra la stiva di un’immensa astronave.

Già, dove vanno le ceneri di Acerra? Bisogna ascoltare più tard i gli esperti per capire i silenzi impacciati di ieri mattina. Nessuno che volesse oscurare la festa. Sul palco Bertolaso prima, Berlusconi poi celebrano una vittoria. Legittima. Non dipende da loro se la Campania scopre che è solo al centro della fase 1, il ciclo dei rifiuti solidi urbani. La normativa europea indica le altre due: “bonifiche” e “rifiuti speciali pericolosi e non”. Sulle prime c’era un commissariato, è stato chiuso il 31 gennaio 2007, ha speso abbastanza per non sanare molto. «Sui rifiuti speciali siamo a zero, strano che siamo noi ambientalisti a chiedere un impianto. Non ce n’è uno legale in Campania per lo smaltimelto. Bisogna affidarsi alla camorra o spedire fuori anche i nocivi, spiega Michele Buonomo, presidente regionale di Legambiente. Come si legge nel rapporto 2008, Introdotto dal procuratore antimafia Pietro Grasso «la Campania guida la classifica dell’illegalità ambientale in Italia». Con 4696 infrazioni, 1526 in più dell’anno precedente.

Riprende Buonomo: «Legambiente chiede una operazione prirnavera a Confindustria. Al presidente Emrna Marcegaglia e a Cristiana Coppola che ha la delega per il Sud. Sono oltre tremila le tonnellate di rifiuti speciali prodotte in Campania e non si sa dove smaltirle. Vanno fuori regione attraverso circuiti legali ma costosi, oppure ill 220 cave abusive, sotto terra con i trattori che ripianano i campi magari di notte». Come se Gomorra non avesse portato anche a cinema il fenomeno? «Noi ancora prima dei pentito lo denunciamo». L’ultimo è Gaetano Vassallo, albergatore e primo imprenditore clandestino del traffico di rifiuti come egli stesso ha rivelato ai pm Antonello Ardituro, Giovanni Conzo e Marco del Gaudio. Indagine della Mobile di Caserta.

«È l’altra faccia della luna» spiega il delegato per l’ambiente di Confindustria Campania. Luciano Morelli ad dì “Ecobat” una società americana con filiale a Marcianise che tratta e recupera rifiuti, ma non li smaltisce. «Gli industriali hanno bisogno di smaltire rifiuti speciali qui. Sono pesanti i costi per spedirli fuori regione. Le piccole aziende invece sono spesso orientate a smaltire direttamente nei cassonetti, dove si infila di tutto, persino la vernice delle piccole fabbriche di scarpe». Il rapporto di Legambiente rivela che copertoni di auto sono gettati anche nel cratere del Vesuvio. Il trasporto (70 – 80 euro a tonnellata) si somma alle spese di smaltimento, vanno da 200 a 2000 euro, dipende dal materiale. Ad Acerra fu scoperto quello radioattivo tra i rifiuti urbani dai vigili del fuoco che continuano i controlli su richiesta dell’Esercito. La Campania manda in Puglia, ma soprattutto in Piemonte: «La discarica di Baricalla nel comune di Collegno è tra quelle meglio coltivate» osserva con linguaggio tecnico Morelli, che si è invano battuto per realizzare il primo impianto legale in Campania. Il Consorzio Piattaforma, con basi a Pignataro e a Tore e Piccilli, fu istituito dieci anni fa. Bassolino era favorevole ad un circuito di legalita con un impianto finalmente moderno e sicuro. Subito la firma in Regione. Ma il progetto si è arenato per l’ostilità della Provincia di Caserta. Il suo presidente ora dimissionario Sandro De Franciscis, ebbe un ruolo nella discarica di Lo Uttaro, purtroppo chiusa dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e dai Noe per “disastro ambientale”. Peggio di una fogna. Fu sversato di tutto. Non era quello che sperava De Franciscis, se n’è andato per scelta mistica, medico a Lourdes.

Le cifre spiegano quanto siano urgenti questi impianti e quanto rendano i canali clandestini. I rifiuti solidi urbani sono 2,6 milioni di tonnellate l’anno. Gli speciali, quasi il doppio. Quattro. Confindustria li ha calcolati: due milioni di tonnellate i “non pericolosi derivanti da cantieri edili e altri inerti”, quasi altri due (1.860.000) gli “speciali non pericolosi”, 190mila i nocivi (”tossici”). Una bomba ecologica, se si pensa che un camion carica solo 28 tonnellate. Come mettere in fila quasi settemila tir.

Possibile che nessuno intervenga? Luciano Capobianco è direttore generale dell’Arpac, ente regionale di tutela ambientale. Era presente ad Acerra. Reazione gelida: «le sembra questo il momento di parlare?» e si è di nuovo seduto in platea. Prime file. C’è un retroscena. L’Ue (articolo 3 della direttiva europea) impone tre linee: rifiuti urbani, speciali e bonifiche. Attende dal 2008 la relazione sulla Campania. La bozza di piano, affidata all’Arpac con delibera in data 18 ottobre 2007, è stata redatta e consegnata il 29 aprile 2008. L’assessore all’ambiente Walter Ganapini probabilmente non ha avuto il tempo di esaminarla. «Si rischia il secondo procedimento di infrazione dall’Unione Europea», spiegano gli esperti. Bassolino neanche lo saprà. Ha esaltato Acerra come una grande vittoria della Stato. È opportuno che vada a controllare per evitare una sconfitta alla sua Regione.

 

 

Antonio Corbo

 

Edito su Repubblica

 

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