Zapping fra le comiche

 
…voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l’Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi…
Fabrizio de André, La Domenica delle salme, dall’album Le Nuvole, 1990
 
Se fossimo così fessi da correre dietro alle infinite gaffe di Silvio Berlusconi, potremmo andare a zappettare l’insalata, che è meglio: non perderemmo del tempo con un essere così squalificato. Chi dà un’occhiata alla stampa estera, un po’ si diverte ed un po’ si vergogna: basti pensare che alcuni quotidiani iberici hanno oramai una “rubrica fissa” per le vignette e le gaffe del Pelato.
Perciò, l’unica curiosità che ci rimane – a proposito della famosa telefonata ad Erdogan dalle rive del Reno – è di sapere cosa prometteva al leader turco: che Carla Bruni abbia una sorella?
Altrettanto strano è stato il pronto “ravvedimento” turco dopo la telefonata di Obama: non potendo, la nazione più indebitata della Terra, promettere chissà quali fantasmagorie economiche, l’unico asso nella manica poteva essere la sorella di Monica Lewinsky. Il che, è tutto dire sul basso stato degli Angli Iuessé.
Dobbiamo quindi concludere che l’Obama dell’Illinois ha qualche carta in più da giocare rispetto al Cavaliere da Arcore – sarà per Hollywood contro Cinecittà? – oppure il turco ha fiutato che non c’era nessuna sorella di Carla Bruni e che il Pelato voleva rifilargli la solita velina. Quelle, le hanno anche in Turchia.
Sembra oramai chiaro che il tempo delle comiche sia finito – ricordiamo un bel passaggio de “Il Gladiatore”: «Il tuo tempo sta per scadere, Principe…» – e con il capocomico, in genere, fanno le valigie anche le seconde file e i due di coppe.
Come potremmo immaginare che personaggi come Oscar Giannino non siano, in realtà, soltanto comparse del Bagaglino catapultate sulla scena politico/giornalistica? Riflettiamo che si tratta di un vero residuato “d’antan” di piemontesità distillata, e possiamo informare il lettore che l’archetipo al quale il giornalista ha attinto è una simbiosi, tutta torinese, fra Macario e Gianluigi Marianini, il primo mediocre comico, il secondo noto ai Murazzi del Po per aver partecipato a “Lascia o raddoppia?”.
Dobbiamo riconoscere che la fredda comicità piemontese è assai gelida e non regge il paragone con quella classica, di matrice anglosassone, da Buster Keaton a Mr. Beam: anche il direttore de “Il Giornale” – Mario Giordano – nasce e cresce professionalmente in quelle terre segnate precocemente dal biancore delle nebbie, come i capelli del giovane direttore che siede oggi sulla poltrona che fu di Montanelli.
Lanciato sulla scena da un altro piemontese – Gad Lerner, il quale è più bugianèn che israelita – l’unico segno dell’antica comicità gli è rimasto nella voce, che scivola inesorabilmente – soprattutto quando si arrabbia, cioè quasi sempre – fino a lambire le vette del grande Farinelli.
Siccome il Pelatone capocomico è molto impegnato, ha scovato un sosia – come il giornalista della TV irachena, che era l’esatta copia di Saddam – e l’ha trovato in Sandro Bondi. Non vorremmo però mescolare la lana con la seta, perché Sandro Bondi è veramente un comico, anzi, un grande comico: lo dimostra il “duetto” che seppe reggere con Crozza.
Ci chiediamo, allora, perché sacrificare inutilmente del tempo in affari come la cultura – per i quali non è evidentemente tagliato – e non puntare, come da tempo consiglio, sulla “accoppiata” Bondi/Boldi, che sui set dei vari “Vacanze di Natale” spopolerebbe, vincente, ad ogni giro di manovella della cinepresa.
Dopo la stagione delle porno-attrici divenute deputate [Per i più giovani, ricordiamo la vicenda di Ilona Staller], potrebbe aprirsi – insperatamente – quella delle deputate che transumano nel mondo dell’hard, almeno ad ascoltare uno che di “patatine” se ne intende – Rocco Siffredi – il quale ha dichiarato di volere l’attuale Sottosegretaria al Turismo come protagonista di un suo film: «…e poi è rossa, ha la pelle bianca, una miscela esplosiva alla quale mi piacerebbe dar fuoco…visto che la costanza nel perseverare è sempre stata una mia caratteristica, non escludo che riesca a centrare l’obbiettivo.» Forza Rocco.
D’altro canto, le promesse ci sono tutte: dai “filmini” girati nei locali hard spagnoli [1] quando era giovincella alle dichiarazioni di Federica Zarri, attrice hard e sostenitrice dei “Circoli per la Liberà”: «Con Michela Brambilla ci sentiamo e posso dire che è una persona molto motivata e con tanta voglia di mettersi in gioco per il bene dei cittadini.» Rocco: potresti “allargare” il set? Lì – mi sa – che c’è “roba” buona.
I “puristi” contesteranno che l’Eros non è comicità – anzi, nella tradizione aulica s’accoppia più alla tragedia – ma, suvvia: siamo in tempi di basso impero, ed anche l’eros s’è trasmutato nella farsa di quel che fu.
Ci sono poi le figure minori: dal “borgataro” Gasparri – che sarebbe imbattibile, in coppia con Amendola, ne “Il ritorno della banda della Magliana” – per passare a La Russa che vorrebbe, in cuor suo, girare un film con Schwarzenegger ma, si sa, non si possono accontentare tutti.
Rimangono le figure di terzo piano, come un tizio che accordava le chitarre prima degli spettacoli, tale Mariano Apicella, al quale non hanno ancora trovato un posto. Non disperi: con la riforma Gelmini, magari diventerà Sovrintendente Generale dei Conservatori Musicali.
Ci sono segnali che la compagnia teatrale messa in piedi per le elezioni sta iniziando ad incrinarsi: durante una relazione del Ministro dell’Economia, ci fu chi fece dichiarazioni discordanti rispetto alle posizioni del Governo.
La giustificazione del capocomico fu: «I Ministri erano al cesso [2]», comportamento ineccepibile per degli attori, i quali – tutti sanno – prima di salire in scena possono essere colti dalla cagarella.
Sembra quindi che la scena politica sia oramai calcata solo da comici, e il futuro pare confermarlo. E, qui, ci sovvengono altre riflessioni. Cosa riserverà il futuro?
Qualcuno s’è chiesto per quale ragione un comico genovese viene chiamato a relazionare di fronte al Parlamento Europeo? E a “relazionare” di cosa? E a quale titolo? Chi lo ha invitato?
Grillo ringrazia pubblicamente [3] l’eurodeputata Monica Frassoni [4] per averlo invitato: chi è costei? E’ la presidentessa del gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo: per dirla “alla Grillo”, una “letterina” di Pecoraro Scanio, per chi ricorda il bell’arnese che è riuscito a cancellare ogni presenza “verde” dal panorama politico italiano. Ottima presentazione.
In giro per il Web si notano solo tripudi di vittoria, come se quel discorso in sede europea fosse la definitiva vittoria del Grillo genovese contro le oligarchie economiche e politiche europee. Bella illusione.
Siamo tutti, sinceramente convinti che Sonia Alfano e Luigi de Magistris – persone degnissime, sia chiaro – riusciranno a sovvertire le ferree regole di lobby economiche, politiche e militari di Bruxelles? Come no.
Di fronte agli affari miliardari sulla difesa, nei confronti dei “buchi neri” delle banche, sulla gran “ventata” di democrazia rappresentata dal Trattato di Lisbona, tutti s’inchineranno ed acclameranno il Grillo vincente e il suo degno compare Di Pietro, entrambi sponsorizzati dalla “Casaleggio & associati”? C’è veramente da crederci.
I più ingenui penseranno “Da qualche parte si deve pur cominciare”: purtroppo, Grillo ha iniziato proprio dalla parte sbagliata – per i valori che propaganda – oppure da quella giusta, se il suo compito è altro. E possiamo dimostrarlo.
Nell’autunno del 2007, Beha e Veltri cercarono di creare delle vere “Liste civiche”, ossia una formazione politica nazionale, non le solite sparate alla Grillo. Contavano, ovviamente, d’avere l’appoggio del Beppe nazionale, poiché le parole d’ordine erano le stesse.
Beppone li lasciò andare avanti poi, ad una settimana dal primo incontro delle “Liste civiche” a Piazza Farnese, con uno scarno comunicato sul suo blog li sconfessò apertamente. In sostanza: “Questi, con noi, non c’entrano niente”.
Ricordo un incazzatissimo Oliviero Beha, che sbuffava rabbia nella gelida aria dell’autunno torinese: fu il canto del cigno delle prime liste civiche e della “Repubblica dei Cittadini”.
Venne quindi il turno di Stefano Montanari e della sua lista “Per il Bene Comune”, che seguì praticamente l’identico copione: a parole siamo d’accordo poi, sul blog, ti sconfesso.
Al punto che, prima delle elezioni del 2008, sul sito del piccolo partito c’era un video (oggi scomparso) dal titolo – fin troppo evidente – “Grillo, perché?”.
Poiché la strategia di Grillo è raffinata: grazie al sostegno che gli deriva da una struttura mediatica efficientissima (lo studio Casaleggio), il buon Beppe sa d’avere la gran parte dello share sul Web. Proprio come il Pelato nella TV.
A quel punto, visto che lui è il “guru” contro il sistema, chiunque non la pensi come lui deve stare attento a quel che dice, altrimenti viene colpito (oppure ignorato) definitivamente. In parole povere, se non sei con Grillo – per i suoi lobotomizzati – fai parte del sistema: la cosa curiosa è che i seguaci non si domandano perché Grillo passi da un comunicato politico a quello seguente, da un “Vaffa day” ad un altro, all’infinito. Consegna inutili quintali di carta agli archivi del Senato, ma non fa l’unica cosa che colpirebbe veramente la Casta: fondare una lista nazionale ed andare alle elezioni.
Come per la Lega Nord – che, qualora fosse varato il federalismo, non avrebbe più frecce all’arco – Grillo, senza mantenere viva la tensione sulla sua persona, non riempirebbe più i teatri: una mera questione di soldi.
Questa strategia mette in difficoltà chiunque cerchi di creare nuove aggregazioni: proprio ciò che la Casta desidera. Chiunque desideri creare vere alternative politiche, si troverà a combattere su due fronti – quello della “corazzata” berlusconiana, ed anche le punture di spillo della cosiddetta opposizione – e con i “grillini”, poiché la strategia di Grillo è omnipervasiva: come stuoli di pasdaran, i suoi accoliti attaccano a spada tratta chi non accetta di chinare il capo e d’acclamare il “guru” genovese. Ne è prova l’attacco “combinato” su Montanari – la sconfessione di Grillo dapprima, il 7° Cavalleggeri dell’Insetto poi – orchestrato a “Porta a Porta” [5].
La strategia che usano nei meet up – nei confronti di scrittori, blog, ecc, insomma, del Web – è per prima cosa quella di invitarli: ma come, uno come lei, perché non è con noi?
T’invitano al tale meet up, ad andare di qui e di là, ma non capisci proprio dove vogliano andare a parare, se non nella rete del loro capoccia.
Quando, stufo, fai loro sapere che desideri andare per la tua strada – e che hai capito il trucco che sottende la loro – spariscono tutti i copia/incolla dei tuoi pezzi dal blog del Beppone, e sei definitivamente messo all’indice.
Chi mi ha seguito fino a questo punto, avrà compreso il trucco: siccome la politica è soltanto più una vicenda di comici, se non sei comico non c’entri nulla. Si, va beh…a parole raccontiamo la storiella di Sonia Alfano e di De Magistris…ma, nella prassi, l’unica cosa che appoggia Grillo è lo status quo. Altrimenti?
Altrimenti, avrebbe avuto un tappeto rosso lungo chilometri per creare – finalmente – quella vera, nuova aggregazione politica della quale abbiamo gran bisogno! Cosa che s’è guardato bene dal fare: in fin dei conti, al signor Grillo importa riempire gli auditorium, come al signor Berlusconi importa riempire le sale dove va a celebrare il suo culto della personalità.
 
Gli incipit andrebbero, a volte, conclusi e non m’esimo dal farlo. Ecco come continua de André:
 
Voi avevate voci potenti,
lingue allenate a battere il tamburo,
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo.
 
Da genovese a genovese, pare quasi una profezia.
 
 
Carlo Bertani
 
 
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