Vi racconto la vera faccia del mio Montalbano

 

Ogni tanto qualche lettore mi domanda: ma com’è fatto il vero Montalbano? La domanda non sottintende che ci sia in circolazione un Montalbano falso: quel "vero" vuole riferirsi al personaggio dei miei romanzi, diversificandolo da quello, ormai famoso in quasi tutto il mondo, egregiamente codificato in tv da Luca Zingaretti. Io lo so com’è fatto il mio Montalbano, non perché ne abbia disegnato i tratti scrivendolo, ma perché mi è capitato d’incontrarlo in carne e ossa. Naturalmente non si chiamava Montalbano e non faceva il poliziotto. Un giorno della primavera del 1998, mi pare, mi scrisse dall’Università di Cagliari il professor Giuseppe Marci invitandomi a un incontro con gli studenti che avevano seguito un corso dedicato al mio Birraio di Preston. Gli risposi accettando. Dopo qualche giorno mi telefonò per stabilire la data dell’incontro. Concludemmo i dettagli e lui mi disse che sarebbe venuto a prendermi all’aeroporto. "Come faremo a riconoscerci?", gli domandai. E il professore mi rispose che avrebbe tenuto in mano una copia del "Birraio".

Fu così che incontrai Salvo Montalbano all’aeroporto di Cagliari con un mio romanzo sottobraccio. Era veramente impressionante la sua somiglianza col mio personaggio. Dirò di più: la vista del professore unificò in me l’immagine del commissario che fino a quel momento era ancora come un puzzle mancante di alcuni pezzi di sfondo.

Qualche tempo dopo, Carlo Degli Esposti, il produttore, cominciò a pensare alla serie televisiva e mi domandò delucidazioni sull’aspetto fisico di Montalbano. E io me la cavai pregando il professor Marci di mandargli alcune sue fotografie. Ma non si trovò un attore che gli somigliasse e allora decisero di prescindere. Infatti il bravissimo Luca Zingaretti non ha nulla a che fare col Montalbano dei miei romanzi, basta pensare che il mio commissario ha capelli e baffi.

Assai divertente è vedere come immaginano Montalbano all’estero. Alcune traduzioni recano, in copertina, un disegno che raffigura il commissario. Negli Stati Uniti compare con un volto, duro e deciso, che appartiene più agli investigatori privati americani dell’hard-boiled che a un commissario della Polizia di Stato, per di più siciliano e gran mangiatore. In Giappone il disegno di copertina raffigura un signore con cappello e valigetta in mano, barbetta alla Cavour e occhiali! Sembra un alto funzionario del fisco. Ma come può venire in mente di mettere gli occhiali a Montalbano che li odia e addirittura rimprovera Augello perché li porta!

Una volta, quando già era apparsa in tv la prima serie di Montalbano, venne indetto un concorso tra cartonisti per "tradurre" in fumetti alcune novelle con protagonista il commissario. Quando alla fine mi mandarono i tre finalisti, ebbi sì la soddisfazione di vedere che nessuno di loro si era lasciato suggestionare da Zingaretti, ma nello stesso tempo rimasi alquanto deluso perché non erano riusciti a centrare l’immagine. Tra questi disegnatori ce n’è uno, di Genova, che ha ormai "fumettato" una gran quantità di racconti per divertimento personale: ebbene, anche lui si è lasciato sopraffare dai tratti somatici di Zingaretti.

Meglio è andata con i tre giochi interattivi editi da Sellerio e dovuti a un gruppo di disegnatori palermitani. Essi si sono ispirati alla figura del commissario Ciccio Ingravallo di Gadda, cinematograficamente interpretato da Pietro Germi. E qui devo confessare che, quando ho cominciato a immaginare il mio Montalbano, l’immagine di Germi-Ingravallo mi è stata molto presente. Solo che il mio commissario non è così alto e ha la faccia un po’ più larga, da contadino.

Ora a Montalbano il mio paese, Porto Empedocle, dedica una statua. Autore ne è lo stesso scultore che ha già fatto il monumento a Sciascia a Racalmuto. E, come quello di Sciascia, anche quello di Montalbano troverà la sua collocazione in mezzo alla strada. Sciascia passeggia fumando una sigaretta, Montalbano se ne sta appoggiato a un lampione. So già che molti diranno che non somiglia a Montalbano. E che altrettanti diranno invece che gli somiglia. È inevitabile: ogni lettore si crea un suo Montalbano.

Come ogni personaggio romanzesco, Montalbano è, pirandellianamente, uno, nessuno e centomila.

 

 

Andrea Camilleri

 

Edito su Repubblica

 

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