Piccoli verginelli crescono

 

Se la vicenda di Veronica Lario e del possibile divorzio da Silvio Berlusconi fosse una questione privata, non si dovrebbe scrivere una sola riga in merito. Ma non lo è.
E, attenzione, non perché Silvio Berlusconi è il Presidente del Consiglio: anche in quella veste, per quanto attiene alla sua vita privata, non deve rendere conto a nessuno.

Taluni hanno citato un parallelismo fra la vicenda di Monica Lewinsky e quella della minorenne di Napoli, ma non sta in piedi, perché Bill Clinton non fu accusato di torbide relazioni sentimentali, bensì d’aver mentito o minimizzato – in prima battuta – sulla vicenda. Quindi, è meglio tracciare dei confini fra le due vicende per non perdere inutilmente del tempo.
In prima battuta, lo status che la Costituzione Americana – datata 1788, è bene ricordarlo – assegna al Presidente è molto simile a quello che aveva il viceré inglese dell’epoca, un tempo nel quale la moralità aveva un diverso peso (meglio? peggio? Non perdiamo del tempo a dissertare inutilmente).
Un secondo aspetto sul quale riflettere – per spiegare l’importanza della sincerità per il Presidente americano – è che gli USA sono la principale potenza nucleare del Pianeta, e la decisione ultima – lanciare o non lanciare? – spetta proprio al Presidente. Ne discende che, l’uomo che siede al 1600 di Pennsylvania Avenue, debba possedere nervi saldi “certificati”. Non è stato così per alcuni casi? Non importa, perché parliamo di regole e non di fatti.

I regimi presidenziali comportano, inevitabilmente, l’intromissione nella vita privata degli individui: chi accetta quei posti, deve sapere che c’è uno scotto da pagare.
Silvio Berlusconi non è un viceré inglese, tanto meno un Peron e nemmeno gira con la famosa valigetta con i codici di lancio: il ruolo che la Costituzione repubblicana gli assegna è di presiedere un Consiglio dei Ministri, ossia di coordinare l’azione di governo e di mediare, per gli interessi nazionali, in ambito internazionale. Nulla di più, finché l’attuale Costituzione è in vigore: rammentiamo che il capo supremo delle Forze Armate è e rimane il Presidente della Repubblica, potere che “ereditò” dal Re.
In questa vicenda, allora, bisognerebbe considerare anche il ruolo di qualche “verginello” – o, comunque, di chi oggi così s’atteggia – e che proprio intonso non è. Ci riferiamo a Gianfranco Fini.
I desideri, gli aneliti, le aspirazioni verso un regime presidenziale non sono stati – in prima battuta – il copione di Silvio Berlusconi, quanto di Alleanza Nazionale e prima ancora del MSI.

Oggi, il Presidente della Camera può verificare nella prassi quali siano i rischi dei sistemi presidenziali: le democrazie che adottano quel principio, hanno costituzioni misurate con il bilancino del farmacista, proprio per cautelarsi dal rischio di ritrovarsi, poi, un Napoleone assiso al trono. Piccola parentesi: non esiste Paese, con o senza regime presidenziale, nel quale il principale imprenditore della comunicazione sarebbe giunto a quella soglia. Nemmeno gl’avrebbero consentito d’avvicinarsi.
L’Italia, invece, pare giocare con il “Risiko” istituzionale più pericoloso che esista: “formattare” o, comunque, tentare di “formattare” la sua architettura istituzionale con giochetti da apprendisti stregoni alla Calderoli, i quali – quando la frittata viene male – si limitano a gettarla ai porci.
Riflettiamo che nessun Paese di una certa importanza ha meditato di rivoluzionare la propria architettura istituzionale, nemmeno nel passaggio dall’URSS alla Russia! Forse che i francesi, consci delle difficoltà insite in un regime presidenziale “bicipite”, si mettono a rifare tutto? O i tedeschi a rimettere in gioco le basi federali nate con loZollverein?

Anche altri, presunti verginelli, che sembrano tacere nell’ombra, cedono alle lusinghe di un ritorno al “conducente unico” e ci riferiamo alla scelta – dal punto di vista giuridico ineccepibile – di candidare al Parlamento Europeo tal Emanuele Filiberto. Di Savoia.
Ora, se la riforma del 2002 ha concesso l’elettorato attivo e passivo ai discendenti maschi di casa Savoia, non è detto che sia necessario approfittarne subito e buttarsi “a pesce”. Cos’ha combinato di diverso, il regale rampollo, rispetto alle “veline” che avevano firmato dal notaio il “contratto elettorale” con Berlusconi (poi rinnegato per le dichiarazioni di Veronica Lario)?
Si fa presto a dirlo: ha vinto una gara di ballo. Chi arbitrava, Byron “Rinco” Montero, quello di Italia-Corea? Casini, che si propone come l’alfiere della serietà, della moderazione e del bon-ton è caduto – e parecchio! – di stile.

Eleggere un potenziale erede al trono di una ex casa regnante potrà essere corretto giuridicamente, ma politicamente abbastanza sgradevole: si noti che è stato candidato nella circoscrizione Nord-Ovest, per resuscitare gli istinti “di pancia” dell’azzimato elettorato bugianèn.
E poi (parere personale, senza implicazioni politiche): eleggere un Savoia porta sfiga, ne sanno qualcosa i bulgari che elessero Simeone, poi finito nell’inchiesta di Woodcock che condusse all’arresto di Vittorio Emanuele.
Ricordiamo che, proprio lo scorso 9 Aprile 2009, il giudice Woodcock ha chiesto il rinvio a giudizio per Vittorio Emanuele per quello che è stato definito "Savoiagate", un miscuglio di reati d’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione ed al falso.

Se partiamo da queste considerazioni, le dichiarazioni politiche e non personali di Veronica Lario sono importanti, se non altro perché “persona informata sui fatti”.
Quando la Lario [1
] si stupisce che il “ciarpame politico" non faccia scandalo e che "per una strana alchimia, il paese tutto conceda e tutto giustifichi al suo imperatore", non sta parlando della sua vicenda sentimentale e nemmeno di quello che, con ogni probabilità, sarà lo strascico economico della separazione.
Termina con un avvertimento sinistro, di quelli che dovrebbero far pensare: “Io ho fatto del mio meglio, tutto ciò che ho creduto possibile. Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. È stato tutto inutile”. Una persona che sta male? E di cosa soffre?

Molti, in questi anni, sono stati colti da un dubbio, considerazioni politiche a parte: ma, Berlusconi – con quelle strane manie di grandezza, d’onnipotenza (“L’Unto dal Signore”…) – è proprio “tutto sul suo”?
Adesso, ripensiamo al Berlusconi che fa cucù alla Merkel, che si vanta d’aver sedotto la premier finlandese, che ricorda a Sarkozy che lui “gli ha dato la femme”, che telefona ad Erdogan mentre tutti lo aspettano sulla passerella, e poi, e poi…
Per i presidenzialisti nostrani, ce n’è da meditare.
 
[1] Dichiarazioni dell’agenzia ANSA del 2 maggio 2009
 
 
Carlo Bertani
 
 

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