Il miracolo delle tessere da Napoli a Cagliari è lite sugli exploit sospetti

 
Seimila tessere in un pomeriggio. Un "miracolo" dei circoli del Pd napoletano. Di cui Ignazio Marino è stato avvertito e che ora scaraventa nell’ arena congressuale contro gli avversari. «Tra qualche giorno a Napoli avremo più tesserati che elettori. Quantomeno bizzarro. Chiedo a Bersani e Franceschini se intendono avvalersi anche delle tessere prese così, senza controllo». Per poi chiedere l’ invio di un commissario: «A verificare cos’ è accaduto». Il commissario a Napoli, però, c’ è già. È il senatore piemontese Enrico Morando, nominato a gennaio da Veltroni e poi confermato da Franceschini. Morando, su quel tasto, s’ arrabbia. «I numeri di cui parla Marino – replica – sono inventati. Laddove furono ravvisate anomalie e prove di inquinamento, i tesseramenti sono stati azzerati. Tutte le iscrizioni rispettano il regolamento». Ma restano tante. A Napoli 67.947 già sei mesi fa, ora viaggiano sopra le 70 mila. Circa 14 milaa Caserta, 12 mila a Salerno, 6 mila a Benevento, almeno altrettante ad Avellino (città in cui Marino ha scelto il coordinatore di mozione campano: Franco Vittoria). Morando non vuole essere indulgente: «Ho un giudizio critico dell’ eccesso di iscritti, dovuto a una esasperata conflittualità nel partito». In sostanza, la guerra tra Bassolino e Nicolais. È il motivo per cui si è reso indispensabile un commissario. Ma il boom di tessere è solo una storia che ritorna. Ds e Margherita, qui, ne sommavano 140 mila. Nel 2007 il presidente del consiglio comunale di Castellammare denunciò che ai congressi dei Dl avevano votato pure i morti: regolarmente tesserati. E oggi? C’ è un metodo opposto. «I pochi tesseramenti in zone d’ insediamento classico – continua – raggiungono lo stesso scopo malvagio: controllare il partito. È un mezzo più sofisticato. Se l’ Italia conoscesse la persona che a Napoli si occupa di tesseramento, Luigi Cimmino, ce lo invidierebbe. Lo sport di sputare su Napoli è un modo per non parlare di altri problemi». Che esistesse un’ anomalia, fu chiaro il giorno delle primarie per le Provinciali, a fine marzo. Votarono in 42.602. Il solo Pd aveva all’ epoca almeno 25 mila iscritti in più. E per giunta erano primarie di coalizione. L’ ex parlamentare Aldo Cennamoè stato commissario a Torre Annunziata, dove scoprirono camorristi fra i tesserati. «Azzerai tutto e rifacemmo le tessere: da 3.500 siamo scesi a 1.500. Le formalità sono state rispettate, ma direi una bugia se non ammettessi l’ esistenza di stranezze». Cennamo ha mollato l’ incarico ma ha risollevato il tema: «Le iscrizioni sono indotte allo scopo di avere una corrente. Nella quasi totalità delle componenti». Per evitare l’ associazione "Napoli uguale Bassolino", sul boom di tessere il consigliere regionale Michele Caiazzo, bassoliniano doc, ha fatto uno studio. Ha calcolato in ogni Comune il rapporto tra iscritti e voti alle elezioni di giugno. Ha trovato casi limite, «dove i voti ricevuti sono inferiori al numero di iscritti». Posti come Visciano, Casamarciano, San Giuseppe Vesuviano, Pimonte. Cosa dimostra? Che la geografia dei signori delle tessere è variegata. Nessun leader locale protesta. Ieri a Napoli c’ era Bersani. «Mi fido ciecamente di Morando», ha detto. Qualche problema è spuntato anche in Sardegna, dove a gennaio gli iscritti erano 12 mila (oggi 22 mila) e non c’ era ancora neppure un circolo.
 
 
 
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